Anglotedesco

Anglotedesco

venerdì 28 maggio 2021

Letta sale a Palazzo Chigi, la spinta sulle riforme. E difende la dote ai giovani

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 28 maggio 2021.Monica Guerzoni

«Il governo Draghi è il governo del Pd». E se ci sono momenti e dossier su cui dentro la maggioranza si discute, è perché il segretario vuole marcare con forza l’identità del partito. Così ha fatto su dossier divisivi come la tassa di successione, il voto ai sedicenni, lo ius soli o la legge Zan e così continuerà a fare, sempre sostenendo «con lealtà» l’esecutivo e mai arrivando, a differenza della Lega, al punto di non votare un decreto in Consiglio dei ministri. Questo e molto altro Enrico Letta è andato a dire a Mario Draghi nel lungo incontro a Palazzo Chigi, seconda tappa di un chiarimento che era iniziato giorni fa al telefono.

Il segretario vuole che la tassa di successione sopra i 5 milioni entri nella riforma fiscaleun Draghi totalmente assorbito dall’agenda e dalla «macchina infernale» di provvedimenti, da produrre nei tempi serrati che l’Europa richiede. Ma se l’approccio «pragmatico» dell’ex presidente della Bce non lascia grandi spazi ai partiti, Letta non rinuncerà alla sua visione dell’Italia e del mondo: «Non è una questione di bandierine da piantare, quanto l’urgenza di contribuire al cambiamento del Paese».

A destra si dice e si scrive che Draghi soffra le fughe in avanti di Letta, ma al Nazareno smentiscono le «interpretazioni caricaturali» dei rapporti con l’inquilino di Chigi. E lo stesso Letta, parlando a Zapping su Radio1, assicura che «non c’è stata mai nessuna freddezza di Draghi». Il segretario ha dato atto al presidente di aver mediato e trovato una soluzione equilibrata anche sul tema esplosivo dei licenziamenti, dopo gli attacchi di Confindustria e di parte del governo al ministro Orlando.

Quanto alle riforme, com’è noto Salvini non vorrebbe farle con questo esecutivo, mentre per Letta vanno chiuse entro l’anno. «Nel mio giro in Europa ho visto Von der Leyen, Borrell, Costa e Dombrovskis e ho percepito una forte pressione — ha raccontato Letta a Draghi —. Io sono qui per aiutarti ad accelerare su fisco, giustizia e concorrenza». Sulle semplificazioni Letta ha voluto condividere la soddisfazione del Pd per lo stralcio del massimo ribasso nelle gare d’appalto. E sul fisco ha difeso la proposta che tante polemiche ha provocato: la tassa di successione per la «dote» ai diciottenni. Il segretario, colpito dal consenso che alcuni sondaggi attribuiscono all’iniziativa «di stampo anglosassone», ha tenuto il punto e l’ha illustrata a Draghi, che ovviamente non si è sbilanciato. Letta però non molla e spera che la «sua» tassa di successione possa entrare nella riforma fiscale complessiva a cui si lavora tra Mef e Palazzo Chigi. Al momento dei saluti il segretario ha suggerito al premier di tenersi pronto al semestre bianco: «Entriamo in una fase complicata, ci saranno scossoni». Ma il Pd, ha garantito Letta, continuerà a portare a Draghi il suo «sostegno costruttivo».

Nessun commento:

Posta un commento