Anglotedesco

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domenica 9 maggio 2021

L'Unione Europea riparte dal popolo:«Scriviamo insieme il nostro futuro»

 


di Luciano Menconi

Fatta l'Europa, bisogna fare gli europei. A settantuno anni dalla dichiarazione del ministro degli esteri francese Robert Schuman che viene considerata il manifesto della sua nascita, l'Unione europea si rivolge ai cittadini per gettare le basi dei prossimi settant'anni. L'integrazione economica, le istituzioni comuni, la moneta unica non bastano, come hanno dimostrato le gravi tensioni che hanno accompagnato la crisi finanziaria esplosa nel 2008, con la Grecia stritolata in nome dell'euro, i rigurgiti nazionalisti, la crescita dei partiti sovranisti. L'Europa ha capito che non può essere o apparire come l'entità dei banchieri, dei burocrati, degli egoismi e delle furberie dei paesi più forti, come accusano i suoi detrattori. Mancano un'anima sociale, la voce dei cittadini, una vera partecipazione. Da qui nasce la Conferenza sul futuro dell'Europa che oggi celebra l'inizio di un percorso che durerà fino a giugno del prossimo anno. Un periodo ampio durante il quale tutti noi saremo invitati a dire la nostra, a esprimere proposte, a promuovere o animare dibattiti e confronti sui temi che riguardano la vita quotidiana e l'orizzonte del continente: dalla salute al lavoro, dai diritti alle nuove tecnologie, dall'istruzione all'ambiente. Per questo è stata realizzata una piattaforma digitale multilingue a cui tutti i cittadini dell'Unione possono accedere, per presentare le proprie idee e commentare le iniziative proposte da altri, oltre che creare e partecipare ad eventi. La conferenza sarà inaugurata stamani a Strasburgo nella sede del parlamento europeo e i lavori - come si legge nella dichiarazione congiunta dei presidenti del parlamento David Sassoli, della Commissione Ursula von der Leyen e del Consiglio Ue Antonio Costa - dovrebbero concentrarsi sulle esigenze e le aspettative dei cittadini europei, sulla base di un approccio "dal basso verso l'alto", attraverso eventi pubblici e dibattiti organizzati in tutta l'Unione e, per l'appunto, attraverso le idee proposte sulla piattaforma digitale, dove saranno raccolte, analizzate, monitorate e pubblicate. L'obiettivo sarà tradurle in raccomandazioni concrete per le future azioni dell'Ue. Aldilà della buona quota di retorica che l'accompagna, la Conferenza che inizia oggi è comunque il segno di una svolta ulteriore. Dopo il recovery plan, con la sottoscrizione di titoli di debito comuni, l'Europa lancia un altro segnale evidente del fatto che ha compreso i rischi che corre il progetto sognato da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi e promosso da Schuman con il tedesco Konrad Adenauer, Jean Monnet e Alcide De Gasperi. È come se il Covid avesse posto la classe dirigente continentale di fronte al bivio: ripiegare o imprimere l'accelerazione frenata per troppi anni. La scelta sembra evidente. A questo punto bisogna vedere quanto l'invito alla partecipazione sarà raccolto "dal basso". I segnali, stando all'Eurobarometro, sono incoraggianti. Gli ultimi sondaggi fatti per conto della Commissione indicano che la fiducia nelle istituzioni europee è risalita ai livelli più alti dell'ultimo decennio. Secondo i dati raccolti tra gennaio e febbraio, la metà (49 per cento) degli europei ha espresso fiducia nel lavoro di Bruxelles, sei punti percentuali in più rispetto al precedente rilevamento dell'estate dell'anno scorso. 

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