Anglotedesco

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sabato 8 maggio 2021

M5S, Raggi minaccia il patto con Casaleggio. Di Maio corre ai ripari




da LA REPUBBLICA dell'8 maggio 2021.Lorenzo D'Albergo e Matteo Pucciarelli

Non riuscendo a risolvere il caos che si sta consumando a colpi di cavilli statutari tra associazione Rousseau e M5S, c’è chi comunque ha utilizzato la piattaforma milanese — e con successo — per mandare minacciosi segnali di avvertimento al resto del partito. Il tema è quello spinoso delle amministrative, nello specifico Roma. Virginia Raggi infatti, accortasi delle frenetiche trattative tra Pd e M5S per raggiungere un clamoroso accordo di coalizione per la Capitale e la Regione Lazio (Nicola Zingaretti candidato sindaco per i dem e Roberta Lombardi per i 5 Stelle candidata presidente), ha messo in mezzo Davide Casaleggio: sul Blog delle Stelle , ormai dallo scorso 22 aprile organo di un non ben precisato progetto civico anziché del Movimento, è apparsa la notizia che presto sarebbe partito “il programma partecipato di Roma Capitale” e perciò l’invito era “scriviamo il futuro della città”, con tag al post per Raggi e non per il M5S. Traduzione del messaggio in codice della sindaca, rimasta legatissima ad un altro ex di peso, Alessandro Di Battista: se mi mollate io mi ricandido lo stesso. Di fatto, in uno scenario del genere, dilaniando ancor più i 5 Stelle. Il risultato è che, recepito il segnale, Luigi Di Maio si è affrettato a ribadire che Raggi non si tocca, ci mancherebbe, «la nostra candidata è lei». In cambio è stato annunciato, passate solo 24 ore, che a breve verrà presentata la nuova piattaforma per redigere il programma, e non sarà Rousseau. Insomma, una manovra che per ora, facendo leva sulle debolezze interne, ha portato i suoi frutti alla sindaca. Anche se tra i suoi resta il dubbio: Giuseppe Conte confermerà questa impostazione? Intanto i sondaggi in mano al M5S parlano di una Raggi vicina al 20 per cento, con una risalita negli indici di gradimento di 8 punti nelle ultime settimane. «Siamo sicuri che Virginia possa rivincere, non temiamo altri candidati. Zingaretti? Confidiamo sia fantapolitica: in piena pandemia il primo pensiero di un governatore è quello di focalizzarsi sulla campagna vaccinale, figuriamoci se ha testa per pensare a nuove poltrone. Dimettersi in questo momento è da irresponsabili e Zingaretti non lo è», punge il deputato Francesco Silvestri. Adesso tocca ai dem e al presidente di Regione — che oggi si vaccinerà con una dose di Astra-Zeneca — capire il da farsi. Il pressing su di lui è sempre più serrato.

Ma per buttarsi nella mischia l’ex segretario ha posto alcune condizioni. Primo: fare la campagna elettorale da presidente di Regione, senza dimettersi, anche per non arrivare a ottobre con un election day che a causa del sistema elettorale (turno unico per la Regione, probabile ballottaggio dopo due settimane per il Campidoglio) rischierebbe di avvantaggiare il centrodestra. Secondo l’ex ministro pd Francesco Boccia l’incompatibilità non c’è, «la legge non prevede dimissioni» per chi si candida. Punto due: ottenere dai 5 Stelle la promessa di una sfida senza colpi bassi, anzi Boccia non esclude un accordo al secondo turno. Ma serve avere un interlocutore pienamente legittimato col quale stringere il patto e Conte ora non lo è. «L’esempio giusto sono le scorse regionali pugliesi. Al M5S avevamo promesso che sarebbero entrati in maggioranza pur non andando insieme al voto ed è accaduto. Chiunque sarà il nostro candidato li garantirà, per noi l’avversario è la destra », aggiunge sempre Boccia.

I parlamentari pd danno già per chiusa la partita-Zingaretti con possibile annuncio a stretto giro ma il tempo corre. E mentre si avvicinano le primarie del 20 giugno (ma la data potrebbe slittare) ragionando di gazebo e voti online, rischia di logorarsi anche l’alternativa: l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che resta sempre in attesa di cenni dal Nazareno.

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