Anglotedesco

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giovedì 13 maggio 2021

Non pagati e sfruttati.Così i nostri "caporali" vendevano 380 irregolari


di Daniele Predieri

Nessun ricatto diretto, nessuna violenza. Lavoravano e basta, per uno "stato di bisogno". E per chi li sfruttava, i "caporali" di turno, non c'era nemmeno bisogno di alzare la voce, per farli lavorare: 148 operai "in nero" e 232 fantasmi "irregolari". Spesso nemmeno pagati, o con paghe da fame, a sei euro l'ora, per un lavoro rischioso che avrebbe dovuto svolgere personale altamente specializzato, selezionato. Ma le loro erano solo braccia di migranti africani, che venivano arruolati e selezionati con documenti falsi che accertavano idoneità e soprattutto specializzazione (vedi articolo qui in fondo). Operai sfruttati che non potevano nemmeno aver un minuto di pausa, durante la giornata di lavoro, con tirate di 16 ore senza mai un break. Se 85 ore sono pocheTutti i giorni, senza riposo settimanale, dopo che in alcuni casi gli operai avevano totalizzato anche 85 ore in una settimana (fate voi il calcolo). Oppure un riposo che arrivava dopo 22 giorni lavorativi. Un piccolo "inferno" padano, che si materializzava a Codigoro, per bonificare e sanificare il focolaio di aviaria nello stabilimento Eurovo di Codigoro, uno dei più grandi di Europa, dove vennero abbattute oltre 80mila galline nel lontano 2017. Tutto questo era accettato da tutti gli operai perché "in stato di bisogno", come sottolineano i capi d'accusa ora sintetizzati da procura e guardia di finanza a conclusione della indagine durata 4 anni e che ha portato (vedi a fianco i dettagli) a scoprire una maxitruffa di 2 milioni per una parte dell'appalto (in totale erano 5 i milioni) assegnato dalla Regione Emilia Romagna ad una coop di Forlì che a sua volta subappaltò, illegalmente, ad altre coop, una di Cesena e due di Verona, quelle dei caporali di cui stiamo parlando. Tre le coop coinvolte, i cui vertici ora sono indagati appunto oltre che della truffa anche di caporalato, o meglio come recita il codice penale "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro". Cambiano le parole, l'inferno resta. Gli operai venivano reclutati in tutto il Veronese e nella nostra regione, in Romagna, braccia da sfruttare di ogni nazionalità: senegalesi, nigeriani, tunisini, marocchini. Come marocchini sono i tre "caporali" che gestivano questo "inferno": Ahmed El Alami, ai vertici della coop Agricola Agritalia di Monteforte d'Alpone di Verona; Lahcen Fanane, anche lui ai vertici della Cooperativa Veneto Service di San Bonifacio di Verona e infine Adberrahim El Absy, della Coop Work Alliance di Cesena. Loro assieme agli altri dirigenti della Cooperativa del Bidente di Forlì - Elisabetta Zani, Gimmi Ravaglia e Ido Bezzi-, quella cui venne assegnato l'appalto, poi girato in subappalto alle altre tre coop, sono accusati oltre che di truffa anche dello sfruttamento degli operai irregolari. Questo almeno stando alle accuse isolate dagli inquirenti, Guardia di finanza di Codigoro, i colleghi di Ferrara e soprattutto i controlli e le verifiche del servizio veterinario dell'Asl Ferrara, coordinato dalla dirigente Chiara Berardelli. Dati falsi e gonfiatiDa tutti questi controlli sono emersi i giornali di cantiere che parlavano da soli: durante i turni di lavoro c'erano operai non assunti, non qualificati; i dati erano "gonfiati" e "contraffatti" nei prospetti riepilogativi delle ore di lavoro. E poi ancora dati falsi sui nomi degli operai con alcuni nomi di persone impegnate in cantiere non assunti e non identificati, assunti tardi o dopo. Che con lo stesso nome risultavano aver lavorato "doppiamente" in un giorno e nello stesso turno di lavoro, lavoratori "accorpati" con lo stesso nome anche se persone diverse. E ancora la cosa più grave che ha fatto scoprire tutto, le persone decedute e ferite in un incidente (quello di Cassana, vedi in fondo nell'altra pagina) non risultavano assunte dalle tre coop: ma quel giorno dopo turni massacranti senza risposo e con paghe da fame, tornavano a casa nel Veronese. Su tutto resta quello "stato di bisogno", su cui i "caporali" si fanno forti su lavoratori che non hanno alternative. E anche questa è una aggravante dal punto di vista giudiziario. 

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