Anglotedesco

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sabato 1 maggio 2021

Ora quei verbali segreti dividono i pm di Milano e gli ex di Mani Pulite




da LA REPUBBLICA del 1 maggio 2021.Piero Colaprico

Erano gli ultimi due del pool Mani Pulite in servizio e adesso Piercamillo Davigo, pensionato da ex consigliere del Csm, e Francesco Greco, procuratore capo di Milano, si ritrovano, settantenni, su trincee opposte. Dire che ci sia stupore, al quarto piano del palazzo di giustizia sarebbe un inganno. Paolo Storari, il sostituto procuratore che li ha "divisi", ai suoi colleghi avrebbe detto: «Mi auguro di essere interrogato al più presto». Greco, viceversa, s’è limitato con i cronisti a un: «Ma quale spaccatura? ».Frasi che condensano le reciproche caratteristiche. Greco da sempre è un grande mediatore, uno capace di sparire dalle polemiche. Storari «quando inizia una cosa che ritiene giusta, tira diritto e non lo ferma nessuno», dice chi lo conosce bene. In passato s’era messo contro altri vertici giudiziari, in Piemonte, ed era andato a Trento da "volontario". Con i buoni auspici di Edmondo Bruti Liberati e Ilda Boccassini era però approdato a Milano.

Grande lavoratore, occhiali da intellettuale ma eloquio spartano, Storari s’è occupato proprio con l’allora aggiunto Boccassini di criminalità e corruzione, ottenendo moltissime condanne e poche assoluzioni. E così, quando va a finire sulla sua scrivania il fascicolo intestato a Piero Amara, l’avvocato esterno dell’Eni, un consulente di varie aziende e accusato di corruzione giudiziaria, Storari fiuta la possibilità della grande indagine. Sente parlare (i verbali sono dieci) di una loggia chiamata Ungheria che condiziona la sentenze e al di là se ci crede o meno vuole organizzare subito i controlli e le verifiche. A Milano, da ben prima di Mani pulite, la prassi è di valutare meglio le circostanze prima di iscrivere qualcuno nel registro degli indagati. E infatti, se non è scarso il malumore contro Greco tra i sostituti, non mancano i suoi sostenitori, secondo i quali «tutto s’è svolto nei tempi normali». Per di più, il fascicolo di Storari era condiviso con l’Aggiunto Laura Pedio, magistrato di indubbia professionalità.

La polemica emerge adesso, ma è passato un anno da quando Storari si rivolge a Davigo, portandogli i verbali di Amara. Il procuratore della Cassazione, Giovanni Salvi, colloca la vicenda «nella tarda primavera dell’anno passato». Davigo gli aveva parlato dei «contrasti » al palazzaccio milanese, ma Salvi ignorava che girassero verbali, anzi «si tratta di per sé di una grave violazione dei doveri del magistrato ». Ma sul punto, tra i pm milanesi non c’è unanimità. Cioè, c’è stata «violazione del segreto d’ufficio »? Davigo ha sostenuto che in qualità di membro del Csm poteva ricevere documenti riservati, ma questo è in contrasto con il «no» che tante volte, in nome del segreto istruttorio, i procuratori oppongono all’intero Consiglio superiore. In ogni caso, «se Storari avesse chiesto a Davigo un parere, non staremmo a discutere. E i verbali — aggiunge chi sa — glieli ha dati per farsi aiutare nella valutazione delle possibili notizie di reato, mica li ha fatti circolare lui». Inoltre, meglio sapere che Storari e Davigo a Milano abitano vicino. E siccome il reato si consuma nel «passaggio delle carte», è avvenuto a Roma o a Milano? Al momento non si sa, ma «se dovesse indagare Roma, il fascicolo potrebbe finire all’Aggiunto Paolo Ielo», che nel 1993 lavorava proprio con Greco e Antonio Di Pietro nelle inchieste di Mani pulite. Milano, viceversa, non può indagare su se stessa. Infatti Francesco Prete, procuratore capo di Brescia, fa sapere che «stiamo valutando ». C’è chi richiama alla memoria (in questo scenario da mal di testa) il "processo Eni Nigeria" che, avviato da Fabio De Pasquale e durato anni, s’è concluso come si sa con assoluzioni totali. Francesco Greco, intervenendo in una chat alla quale erano collegati i 76 colleghi, aveva cercato di attenuare la portata della sconfitta. Da Storari era arrivata una risposta secca: «Francesco non ci prendere in giro». Perché Storari, a quanto si dice, avrebbe voluto mostrare le carte di Amara, che di quelle e altre corruzioni era a conoscenza.

Dal 1 giugno sei pm lasceranno la procura milanese per quella europea. Tre di loro lavoravano con Fabio De Pasquale, altri tre hanno gestito inchieste di rilievo su banche, colossali raggiri, corruzioni politiche. Il loro scopo è indagare sui reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione. E se non c’è collegamento tra l’esodo e la protesta di Storari, è evidente che alle soglie della pensione Greco si ritrova più solo, in tutti i sensi. E la stagione di Mani pulite, per lui e Davigo, scolora in un ricordo.

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