Anglotedesco

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giovedì 13 maggio 2021

«Ritardi, errori e impreparazione La pandemia si poteva evitare»

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 13 maggio 2021.Guido Santevecchi

La catastrofe del coronavirus si sarebbe potuta evitare, non sarebbero morte oltre tre milioni di persone se un «cocktail tossico» di impreparazione, ritardi e scelte sbagliate nelle prime settimane del 2020 non avessero creato il «Momento Chernobyl» per il sistema sanitario mondiale. È questo il risultato del rapporto su «Preparazione e risposta alla pandemia» redatto da tredici personalità che erano state incaricate di indagare per conto dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. E tra i principali responsabili di negligenza e impotenza c’è proprio l’Oms, assieme ai governi di Cina, Europa e Stati Uniti ai quali viene imputata «assenza di leadership politica globale aggravata da nazionalismi e tensioni geopolitiche».

Questo studio non prende in considerazione l’origine del virus che causa il Covid-19, ma osserva che dopo la sua comparsa, una serie di «anelli deboli in ogni snodo della catena di prevenzione e reazione» hanno portato il focolaio di Wuhan a diventare epidemia e poi pandemia. Il rapporto ricorda che le autorità cinesi tardarono a riconoscere che la malattia si trasmetteva tra persone, ma sottolinea che i medici a Wuhan furono veloci nell’individuare già a dicembre del 2019 il nuovo virus, notizie in materia erano state pubblicate dai media e l’informazione era arrivata con chiarezza anche all’Oms. Certo, ci furono errori e omissioni nella prima gestione in Cina, ma il 23 gennaio del 2020, quando il governo ordinò la gigantesca (per allora) quarantena a Wuhan, l’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe dovuto dichiarare l’emergenza sanitaria internazionale. Invece passarono ancora giorni, fino al 30 gennaio. E solo l’11 marzo fu usato il termine «pandemia».

La lentezza dell’Oms è legata ad una serie di regole e procedure sanitarie anacronistiche. All’Organizzazione è richiesta «confidenzialità e una quantità di verifiche» prima di poter prendere una decisione. Altre procedure per proteggere i commerci hanno impedito di imporre tempestivamente restrizioni ai viaggi internazionali. Nei giorni persi, il coronavirus ha potuto volare e diffondersi: «Viviamo nel ventunesimo secolo ma ci siamo comportati come nel Medioevo», dice Helen Clark, ex premier neozelandese e copresidente del comitato d’inchiesta assieme alla ex presidentessa liberiana Ellen Johnson Sirleaf.

Già a fine gennaio i governi dei Paesi più sviluppati avevano comunque tutte le informazioni per comprendere la gravità del pericolo. E invece hanno «sprecato il mese di febbraio, alcuni Paesi hanno anche creato conseguenze mortali negando e svalutando le evidenze scientifiche», ha detto Clark e poi, quando a marzo il disastro era esploso, è partita «una pazza corsa per trovare mascherine, protezioni individuali e attrezzature mediche che è stata acuita dalla carenza di leadership globale». Sferzante il commento della signora Sirleaf: «Scaffali e archivi dell’Onu e delle capitali mondiali sono pieni di dossier su precedenti crisi sanitarie, nessuno li ha voluti studiare e prendere in considerazione, così siamo caduti in questa catastrofe».

Per evitare un’altra pandemia la raccomandazione è di costituire un «Consiglio globale sulle minacce sanitarie» sotto la guida dei capi di Stato, dare più poteri all’Oms perché possa investigare appena si abbiano avvisaglie di una nuova crisi e costituire un fondo di 50 o meglio 100 miliardi di dollari per gestire le prime fasi di un’emergenza con una potenza di fuoco adeguata. Sarebbero fondi ben spesi, dicono i tredici saggi della commissione, visto che il costo economico della pandemia alla fine del 2021 sarà arrivato a 10 mila miliardi di dollari e l’onda lunga della catastrofe porterà il conto totale per il mondo a 22 mila miliardi nel 2025.

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