Anglotedesco

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sabato 8 maggio 2021

Silvia Romano un anno dopo nozze e nuova vita

 


Aisha significa "viva". E Aisha Silvia Romano, oggi 26 anni, la cooperante milanese rapita a Chakama in Kenya la sera del 20 novembre del 2018, convertita all'islam durante i 18 mesi di prigionia in Somalia, prendendo appunto il nome di Aisha, liberata giusto un anno fa, il 9 maggio del 2020 la "vita piena" l'ha cercata e alla fine, forse, trovata. Dopo aver superato mesi di odio dichiarato e di offese gratuite non appena si è presentata davanti alle telecamere con il velo e lo "jilbab", il vestito tradizionale somalo, un'ondata di ostilità talmente potente da far allontanare lei e la sua famiglia dalla casa nella periferia milanese dove vivevano, ha ricostruito mattone dopo mattone la sua vita: ha trovato lavoro come insegnate di lingua per adulti e l'ultimo, importante passo, l'ha fatto sette mesi fa. Una storia tutta da raccontare quella di Aisha Silvia che il 5 ottobre scorso, a Campegine, un paesino alle porte della Bassa Reggiana, è convolata a nozze. Si è sposata, con un suo amico di infanzia, Paolo P. coetaneo, di origine sarda, campeginese d'adozione, tecnico informatico, con il rito musulmano. La favola di Aisha - raccontata da La Stampa - non spiega se Paolo si sia convertito all'Islam per amore o per convinzione. Ma lo ha fatto e basta. E forse, questa volta, è un dettaglio ininfluente. Poche persone alla cerimonia della quale, in paese, nessuno ha avuto contezza: i genitori, forse qualche amico fidato, e Aisha Silvia e Paolo che sono diventati marito e moglie. La loro vita insieme, lontani dal clamore, ora la conducono in un paesino lombardo. È stato Paolo a rintracciare Aisha Silvia. La storia narra di un infanzia trascorsa a giocare insieme, poi si sono persi di vista. Aisha e Paolo riprendono la loro amicizia, si incontrano, parlano, capiscono di essere anime simili e alla fine si innamorano e si sposano. È la favola a lieto fine di una donna che ha incontrato se stessa.

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