Anglotedesco

Anglotedesco

sabato 29 maggio 2021

SIMONE UGGETTI:"Mimò le manette aspetto un gesto da Salvini E anche Matteo Rezi mi scaricò”

 


da LA REPUBBLICA del 29 maggio 2021.Alessia Gallione

«Sono contento delle scuse di Di Maio, non me le aspettavo. Voglio credere e sperare che il suo ravvedimento sia sincero. Adesso vorrei che dal mio minuscolo caso potesse scaturire una riflessione più generale». Da quando sul Foglio è uscita la lettera con cui il ministro degli Esteri fa autocritica sulla «gogna » a cui lo condannò cinque anni fa, Simone Uggetti è «sotto un treno di telefonate». Anche se ora l’ex sindaco di Lodi, assolto in appello dall’accusa di turbativa d’asta, si aspetta altre scuse: «Quando sono stato assolto, Salvini mi ha mandato la sua solidarietà. Lo ringrazio, ma non dimentico che, quando venne in campagna elettorale a Lodi dopo le mie dimissioni, mimò il gesto, barbaro, delle manette».

Cosa può insegnare il suo caso?

«Un’attenzione maggiore sulla custodia cautelare preventiva.

Purtroppo, il mio fu un caso di scuola al contrario: non dovevo essere arrestato. Poi, servirebbe una riflessione sul sistema mediatico.

Tutti parlano di me per le scuse di Di Maio, ma la mia assoluzione ha avuto una copertura molto inferiore a quella del mio arresto. Avviene perché il circo mediatico-giudiziario, con la complicità della politica, ha bisogno di bestie da esibire. E io sono stato una bestia».

E la politica, appunto?

«All’epoca, il M5S ha avuto un comportamento inqualificabile. Ma, adesso, mi aspetterei delle scuse anche da parte della Lega e di Salvini. La politica non si fa con il tintinnare delle manette, ma con le idee».

Teme che il mea culpa di Di Maio possa essere frutto di un calcolo?

«Siamo davanti a un’inversione a U, ma la mia è un’apertura di credito.Immagino ci sia stato un processo di maturazione e che le esperienze di Nogarin, Appendino o Raggi abbiano fatto capire loro che stavano sbagliando. Spero che ora questo percorso venga completato».

Ha ancora la passione per la politica?

«Quella non passa mai. Una delle condanne più dure, che ha comportato una resistenza forse maggiore dei dieci giorni a San Vittore, è stata rimanere in silenzio per cinque anni. Ho iniziato perché mio zio medico era un sindaco comunista di un paesino del Lodigiano. Il primo atto politico a 12 anni: convinsi gli amichetti a fare una colletta per comprare un libro su Berlinguer pubblicato dall’ Unità».

Il suo ideale, quindi, è stato Berlinguer?

«Ne ho tanti, sicuramente Berlinguer. Ma, in questi anni, ho rivalutato anche Craxi. Quando ho visto il film Hammamet mi sono emozionato».

È pronto a tornare a fare politica attiva?

«Sono prontissimo ad avere la libertà di poter scegliere se fare o non fare politica».

L’ex viceministro Buffagni vorrebbe che Pd e M5S la candidassero nel collegio di Siena.

«Sono i territori a dover esprimere i loro candidati».

Allora si sentì lasciato solo dal suo partito, il Pd?

«Molti vennero a trovarmi in carcere.Diciamo che l’allora segretario Renzi, verso il quale non ho acrimonia, mi scaricò un po’ troppo velocemente.Fece un errore politico. Tempo dopo, quando lo rividi, mi chiese come stessi, del carcere, perché tutti pensano che sia il carcere il problema, quando il brutto arriva dopo. Glielo dissi: hai sbagliato sul caso Tempa Rossa e sulle dimissioni della ministra Guidi. Cambiò discorso».

Nessun commento:

Posta un commento