Anglotedesco

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mercoledì 5 maggio 2021

Svolta nel caso Amara .Indagato il pm Storari .Davigo oggi sentito dalla procura di Roma

 


da LA REPUBBLICA del 5 maggio 2021.Giuliano Foschini e Conchita Sannino

La sfida tra il segretario del Pd e quello della Lega è ormai quotidiana e forse ha poco senso domandarsi chi giochi in attacco e chi in difesa. Il calcio d’inizio dell’ultima partita l’ha dato Enrico Letta, quando ieri è salito a Palazzo Chigi per protestare con il presidente del Consiglio per il «metodo Salvini». Faccia a faccia con Mario Draghi, l’ex premier si è lamentato della Lega di lotta e di governo e ha chiesto chiarezza nei rapporti tra alleati: «Così proprio non va, non si può stare in maggioranza con un piede dentro e uno fuori, Salvini deve scegliere».

I continui smarcamenti del leader del Carroccio, che si intesta le riaperture, non vota il decreto che contiene il coprifuoco e poi punta a cancellarlo entro il 10 maggio, stanno infastidendo non poco il segretario del Partito democratico, che a Draghi ha manifestato insoddisfazione e preoccupazione per la tenuta della maggioranza.

«Trovo scorretto e inaccettabile — è il ragionamento di Letta — chiedere, a pandemia ancora in corso, una commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza». Commissione condivisa dal fondatore di Italia Viva, Matteo Renzi, e che avrebbe il sapore di una sorta di processo al governo di Giuseppe Conte, di cui il Pd è stato colonna portante. E non è un caso che il primo a salire a Palazzo Chigi per sfogare tutto il suo fastidio per il «metodo Salvini» era stato Pier Luigi Bersani, furioso per gli attacchi leghisti al ministro della Salute, Roberto Speranza.

La competizione tra le forze che sostengono il governo di unità nazionale è sempre più forte, il Pd insegue la Lega nei sondaggi e la rivalità contribuisce a far fibrillare la maggioranza. Al premier, Letta ha chiesto correttezza, rispetto per il Pd e per l’impegno comune che i partiti si sono assunti quando hanno scelto di sostenere un governo di unità nazionale. Perché non può essere che alcune forze politiche pagano un prezzo e altre invece, questo il rimprovero di Letta, tentano di rosicchiare consensi stando al tempo stesso in maggioranza e all’opposizione.

Enrico Letta insomma ha posto a Draghi una questione di metodo, perché al Nazareno sono convinti che «il continuo alzare i toni di Matteo Salvini e il chiedere in continuazione un tagliando sulle riaperture» rischino di compromettere la percezione della solidità del governo di Mario Draghi agli occhi dell’opinione pubblica.

L’iniziativa del leader del Partito democratico ovviamente ha scatenato la reazione di Salvini, che a lasciare l’esecutivo proprio non ci pensa: «Siamo leali con il governo e otteniamo risultati, il Pd vuole fare a meno di noi, ma siamo qua per restare». E poi, sfidando l’alleato-rivale: «Mi dispiace che Letta viva male. Questi continui attacchi contro di me sono espressione di difficoltà».

Ma non è solo per parlare di Salvini che Letta è salito a Palazzo Chigi, perché al segretario del Pd molto stanno a cuore i dossier economici. Il prossimo decreto dovrà porre le condizioni per creare posti di lavoro attraverso incentivi e la detassazione di nuove attività. Oltre all’occupazione, che ha numeri da incubo, Letta chiede «grande attenzione ai giovani». In sostanza, aiuti per mettere su casa e sostegno psicologico per i ragazzi, che la pandemia ha costretto per 15 mesi a seguire la scuola a distanza.

E chissà se con Draghi l’ex capo del governo ha parlato anche di elezioni amministrative. La città che più interroga e tormenta i dem è Roma. Nicola Zingaretti sembra davvero intenzionato a non scendere in campo per il Campidoglio, mentre l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sarebbe pronto a ufficializzare la sua candidatura. «È roba di giorni, se non di ore», è la voce che corre tra i parlamentari del Pd.

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