Anglotedesco

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sabato 29 maggio 2021

Via al decreto Semplificazioni Più garanzie sui subappalti

 



da LA REPUBBLICA del 29 maggio 2021.Roberto Mania

Salta la liberalizzazione del subappalto. È la novità più significativa dal punto di vista politico del decreto Semplificazioni approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, che contiene un pacchetto di misure per velocizzare la messa a terra delle opere previste dal Recovery Plan, da una parte, e, dall’altra, l’istituzione della governance del piano. Due strumenti necessari per poter accedere fin da luglio alla prima tranche da 25 miliardi di fondi europei. La prossima settimana il governo dovrebbe poi dare il via libera al decreto che fissa le regole per il reclutamento del personale necessario all’attuazione del piano. Nello stesso provvedimento anche la norma, saltata ieri, per l’assunzione di 350 esperti per l’attuazione del piano nazionale. Già il decreto approvato ieri, tuttavia, riserva una quota del 30 per cento delle assunzioni ai giovani e alle donne, crirerio voluto fortemente dal Pd di Enrico Letta.

Centrale il tema degli appalti. Il Consiglio dei ministri è filato liscio, ma i tecnici del governo hanno dovuto lavorare fino all’ultimo — come aveva chiesto il presidente del Consiglio, Mario Draghi — per definire un testo che evitasse lo scontro sociale dopo la minaccia del leader della Cgil, Maurizio Landini, di ricorre allo sciopero generale contro l’ammissione delle gare al massimo ribasso e la liberalizzazione del subappalto. La prima norma è stata cancellata, la seconda è stata profondamente cambiata rispetto alla bozza iniziale. Resta una soglia per l’affidamento in subappalto delle opere, che sale da 40 per cento attuale al 50 per cento. Ma solo per un periodo transitorio, fino al prossimo 31 ottobre. In sostanza per avviare rapidamente i lavori vincolati dalle procedure del Recovery. Dal primo novembre non ci sarà alcuna soglia ma una serie di paletti per la protezione contrattuale dei lavoratori interessati. Un modo per impedire l’applicazione dei cosiddetti “contratti pirata” nel complesso mondo degli appalti. «Un primo importante passo», ha commentato Landini. E con lui tutta l’ala di sinistra della coalizione di governo, Pd e anche M5S. Chiaro, tuttavia, che l’apertura di Draghi sugli appalti chiude nei fatti la partita sui licenziamenti che gli stessi sindacati, con la sponda di alcuni settori della maggioranza, puntano a rimettere in discussione in Parlamento per riottenere il blocco parziale fino al 28 agosto, come aveva provato a stabilire il ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Compromesso con Cgil, Cisl e Uil, compromesso anche con le Regioni. Le quali erano pronte a ricorrere alla Corte costituzionale in particolare sulla governance del piano, lamentando un loro insufficiente coinvolgimento. Dopo una lunga trattativa è arrivato l’accordo che ha permesso di varare in serata il decreto legge: il presidente della Conferenza delle Regioni parteciperà alle riunioni della cabina di regia e dei Comitati per la transazione ecologica e digitale quando tratteranno temi regionali. Una soluzione che conferma l’idea di una governance del piano a “geometrie variabile”, la cui composizione cambia a seconda della materia. Il dato fondamentale, però, è che al centro della governance c’è saldamente Palazzo Chigi con la spalla tecnica del ministero dell’Economia. Una formula curiosamente apprezzata sia dai Cinquestelle sia dai renziani, i primi nel rivendicare la continuità con la proposta del precedente governo, guidato da Giuseppe Conte, i secondi (che aveva duramente contestato a suo tempo l’opzione-Conte) nel sottolinearne invece la discontinuità.

Con il decreto Semplificazioni l’Italia sta rispettando i tempi previsti da Bruxelles per l’erogazione dei fondi. E sempre ieri la presidente Ursula von der Leyen ha confermato che la Commissione è pronta ad andare sui mercati per raccogliere le risorse «per rendere l’Ue più verde, più digitale e resiliente ».

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