Dal libro "Luoghi letterari". Sarah Baxter (Giunti)
Il pub è caldo e sa di birra. Le pinte vuote, rigate dalla schiuma, sono sparse sul bancone di legno appiccicoso. Le labbra rosse come il vino, il fiato di luppolo, fiumi di parole farfugliate: scoppi di risate, schiamazzi fra le pareti di legno, specchi a muro e file di bottiglie di whiskey. Chiacchere da bar sulla teologia e l'adulterio, la letteratura e la morte, il sapone e le salsicce.
Tutto e niente, disgusto o fantasticato sopra un semplice panino al formaggio. Un giorno come tanti altri, ma la sostanza della vita, infinitesimale ma essenziale, è sempre la stessa. L'Ulisse, di James Joyce, considerato per molti motivi il più importante, riuscito esasperante e illeggibile libro in lingua inglese, è l'ordinario che diventa straordinario. E' la rivisitazione in chiave moderna dell'Odisseo di Omero: a differenza dell'antico poema greco, che racconta il ritorno di Ulisse dalla guerra di Troia dopo lunghi visissitudini, Joyce rende epica un'unica irrilevante giornata. L'Ulisse segue Leopold Bloom, un ebreo, pubblicitario per il Freeman's journal, mentre vaga per le vie di Dublino, il 16 giugno 1904. Presenza a un funerale, va al Pub, si infila in un museo (per evitare l'uomo con cui la moglie lo tradisce), si rilassa sulla spiaggia di Sandy Mount Strandt, entra nel quartiere a luci rosse. Il romanzo è un disordinato flusso di coscienza, che si serrve di acrobazie stilistiche per cercare di rappresentare l'esperienza umana, ma è fortemente ancorato alle strade di Dublino. Mentre scriveva dal suo esilio volontario a Parigi, Joyce ricercava ossessivamente la fisicità della città. Nonostante vi sia tornato di rado, ne rimase intimamente legato: "Quando morirò" disse una volta "Dublino sarà scritta nel mio cuore". All'inizio del XX secolo la città stava cambiando. I benestanti si erano trasferiti in periferia a causa del declino del centro sovraffollato. I bassifondi si erano trasferiti in periferia a causa del declino del centro sovraffollato. I bassifondi di Dublino erano fra i peggiori di tutta l'Europa: quasi un bambino su quattro moriva prima di compiere un anno.
Il movimento Celtic Revival promuoveva la cultura e la linea irlandese mentre il Partito Parlamentare irlandese premeva per l'home rule (un governo autonomo) più che per l'indipendenza. Stavano emergendo inoltre movimenti più radicali e lo scoppio della Grande Guera (1914-1918) ,la Rivolta di Pasqua (1916) e le violenze dell'IRA erano imminenti. Ancorchè pubblicato nel 1922, il racconto di Ulisse retrodata questi tumulti. Joyce si preoccupa non tanto dei problòemi nazionali, quanto delle difficoltà che l'uomo comune affronta ogni giorno. Dublino diventa un microcosmo.
L'accurata ricostruzione geografica di Joyce permette di seguire il percorso di Bloom. Iniziate al n.7 di Eccles Street, casa sua, dove Bloom frigge il rognone e riflette sull'infedeltà della moglie. L'edificio è stato demolito negli anni 60' ma una targa segnala il luogo e la porta originale è conservata all'interno di un'elegante residenza in North Great George's Street,dove oggi ha sede il James Joyce Centre.
O'Connel Street è dietro l'angolo. Bella bia alla moda in epoca georgiana, all'inizio del Novecento cominciò a perdere il suo fascino e fu danneggiata durante la Rivolta di Pasqua. Non ci sono più le carrozze trainate dai cavalli nè i tram sferraglianti, oggi il centro del viale si snoda una passeggiata alberata, caratterizzata da un guazzabuglio di siti architettonici e dal rumore delle automobili. Bloom non incontrò la statua di bronzo di Joyce, che oggi osserva il mondo con nonchalance, all'angolo con North Earl Street, ma vide il monumento a Daniel O'Connel, "la sagoma intabarrata del Liberatore" che guarda oltre il fiume Liffey. Nel romanzo Bloom compra due Banburry cakes e li sbriciola per i gabbiani che volteggiano nell'aria mentre attraversa O'Conneil Bridge, che separa la parte nord di Dublino, più squallida, da quella a sud, più agiata.Il ponte conduce voi e Bloom nel cuore della città, dove si trova la Bank of Ireland (in origine il Palazzo del Parlamento), il prestigioso Trinity Copllege (dove non studiò il cattolico Joyce), la National Library (che invece Joyce frequentò); e infine raggiunge la vivace Grafton Street, dove abitanti e turisti si affollano ancora oggi per il crac,l'essenza della socialità dublinese. Bloom è affamato quandoarriva in Duke Street. La sua prima scelta, il Burton (noto per l'odore pungente di sugo di carne, brodaglia di verdure), non c'è più. Ma il tradizionale pub Davy Byrnes, che aprì nel 1889, serve ancora sandwich al gorgonzola e bicchieri di borgogna (il pranzo preferito di Bloom), offrendo un assaggio tangibile del capolavoro, a tratti indigesto, di Joyce.