giovedì 26 settembre 2024

LUOGHI SELVAGGI. Strumble Head (Galles)

 




Dal libro: "LUOGHI SELVAGGI". Sarah Baxter. Giunti editore

Bisognerebbe avere compassione per gli invasori che tentarono di approdare su questo fiero promontorio sempre esposto alla furia del vento. Qui non si trovano porti sicuri né tantomeno baie o spiagge accoglienti, soltanto falesie dall'aspetto minaccioso che emergono dai terribili flutti dove le correnti convergono e i cambiamenti di marea sono repentini. Molte sono le navi che qui hanno trovato la loro dimora, almeno una sessantina nell'arco del XIX secolo. Vi sono punti , davanti alla costa, in cui colonne di basalto emergono dal mare come un esercito di soldati pronti a difenderla, altrove l'attività di sentinelle è affidata alle foche che dal mare si issano sulle spiagge di ciottoli per dare alla luce i loro cuccioli. Sulla punta estrema del promontorio un faro di un bianco accecante avverte chi si avvicina delle insidie di questo luogo inospitale eppure meraviglioso.

La costa del Pembrokeshire è davvero singolare. L'unico parco nazionale del Regno Unito designato tale per il suo paesaggio marino, ha una forma insolita che abbraccia il mare. Nel punto più largo si allunga verso l'entroterra quanto basta per comprendere le Preseli Hills, mentre nel punto più stretto misura soltanto un centinaio di metri. Tuttavia, anche nei punti più stretti, la varietà del paesaggio naturale permane sorprendente. Ci troviamo su una costa ricca di grotte marine, di faraglioni, di rocce striate e stratificate formatesi nel corso di varie ere geologiche: un territorio attraversato da ampi estuari, profonde insenature e spiagge segnalate dalla bandiera blu; un avamposto di isolette colorizzate dagli uccelli punteggiato da minuscole comunità di pescatori, da siti meta di pellegrinaggio e da resti neolitici.

E tuttavia, la parte più selvaggia e remota di questa costa si trova nei pressi di Strumble Head, un promontorio di roccia magmatica sulla punta estrema della penisola di Pencaer che costituisce il limite meridionale della baia di Cardigan. Qui falesie vertiginose si tagliano fino a 140 metri di altezza e si gode di un panorama strepitoso che abbraccia a nord la penisola di Llyn, a sud quella di St David's e, nelle giornate limpide, la costa irlandese. La dove finisce il promontorio sull'isolotto di Ynys Meicel, di fronte alla costa si trova il faro di Strumble Head. Costruito nel 1908, fu dotato di un sistema automatico nel 1980 e il suo potente segnale luminoso può essere colto fino a 48 km di distanza.

Oggi in questa parte del promontorio non ci sono edifici abitati in modo permanente sebbene alcuni resti archeologici suggeriscano che non è sempre stato così: un tumulo di terra a pianta circolare risalente all'Età del Bronzo, due fortini dell'Età del Ferro, e un sistema di suddivisione dei campi risalente a un periodo non identificato. Inoltre, fra manti d'erica e felici, cespugli di ginestra spinosa e distese di primule gialle, vi sono postazioni di vedetta che risalgono alla Seconda guerra mondiale. Una di queste è stata convertita in un rifugio da cui si possono osservare gabbiani in volo dall'instancabile vento, mentre nel mare sottostante focene e delfini si esibiscono in acrobazie fra le onde.

Un po' più a sud si incontra un tipico cottage imbiancato a calce. Si tratta di un ostello che inserito in uno dei paesaggi più suggestivi del Regno Unito, sembra letteralmente sospeso a strapiombo sopra la baia di Pwll Deri (foresta di querce). Qui si trova anche un memoriale dedicato al poeta Dewi Emrys, originario del Pembrokeshire, sul quale è inciso il verso di una delle sue poesie più amate: "E questi sono i pensieri che giungeranno a te/Quando ti siederai sopra Pwll Deri".

Un altro memoriale si trova nella parte settentrionale della penisola della penisola, a Carregwastad, in ricordo dell'ultima, sventurata invasione della Gran Bretagna. In una notte di febbraio del 1977, un disorganizzato drappello di soldati delle truppe rivoluzionarie francesi approdò su questo inospitale promontorio con l'intenzione di sferrare un attacco ai suoi abitanti. I soldati saccheggiarono qua e là alcune fattorie, ma ben presto vennero sconfitti da un gruppo di locali armati di bastoni. Si dice che Jemima Nicholas, moglie di un ciabattino del vicino villaggio di Fishguard, riuscì a catturare da sola dodici uomini, unicamente munita di un forcone.

Oggi tutta la costa del Pembrokeshire è percorsa da un sentiero nazionale, unica via di accesso a Strumble Head. Si tratta di un'escursione alquanto faticosa poiché lungo il percorso non si trovano punti di ristoro né vi sono luoghi dove ripararsi quando infuria il vento. Lungo il cammino si è soli ,a tu per tu con gli uccelli marini, le tartarughe, nugoli di farfalline azzurre e i pony di montagna gallesi che pascolano nella brughiera, inseguiti dal sibilo del vento e dal ruggito del mare.

mercoledì 11 settembre 2024

Giardini d'epoca

 



Dal libro:"Gardenalia" -Sally Coulthard (Logos)

Nell'architettura del paesaggio esiste in un sistema di canoni e criteri stilistici ben definiti. Si sa che i giardini formali sono caratterizzati da simmetrie e profili geometrici, mentre quelli romantici sono lussureggianti, vivaci e piuttosto selvatici. E per quanto riguarda gli spazi verdi in cui si vogliono ricreare le atmosfere del passato?  La consuetudine di combinare elementi diversi e talvolta poco armonici sembra indicare che non ci siano regole, ma non è esattamente così.

Non è mai esistito uno stile di progettazione che richieda così tanti sforzi per dare un risultato spontaneo. Eppure, quando è sviluppato con gusto e competenza, il guardino d'epoca riesce a riprodurre alcuni degli scenari più interessanti e carismatici, luoghi pieni di personalità, spirito e passione, che prendono il meglio del passato e lo trasferiscono nel presente, fondendo con maestria elementi moderni per realizzare piacevoli contrasti e insolite visuali.

A prima vista, l'allestimento di un giardino vintage sembra piuttosto casuale. E nonostante sia importante mantenere un'aura pacata e senza fronzoli, esistono alcuni precisi trucchi progettuali e stilistici che garantiscono risultati soddisfacenti. La prima regola è scegliere oggetti vecchi ma non troppo. Tutto ciò che ha più di un secolo rientra nella categoria dell'antico, mentre gli articoli con meno di venti anni sono troppo recenti. Il termine "vintage" include il periodo variegato e in rapida evoluzione e abbraccia ogni cosa: reperti d'antiquariato, retro ,kitsch, cianfrusaglie e modern variato.

La seconda regola è non possedere nulla di troppo prezioso e di valore. L'essenza dello stile vintage è trovare la bellezza in quegli oggetti che le altre persone giudicano ciarpame mediocre o troppo "vecchio stampo". Questi giardini sono luoghi serafici e concilianti e non importa se un pezzo viene scalfito o danneggiato, perché questo fa parte della sua storia e della sua vita.  Ruggine, scrostature ammaccature e graffi contribuiscono a creare una sensazione di nostalgia ed evocano il trascorrere del tempo. Mobili e complementi d'arredo particolarmente malandati sarebbero squallidi dentro casa, ma in giardino trovano nuovi significati.

La terza regola è mescolare e abbinare l'elegante vintage è l'antitesi dello stile coordinato contemporaneo. Ogni mobile è accessorio ha una storia,  e gli oggetti devono dare l'impressione di essere stati raccolti uno a uno nel corso della vita. Parte del piacere della decorazione d'epoca e l'idea di poter scoprire un piccolo gioiello in un luogo poco promettente, e non c'è nulla di più eccitante che scovare qualcosa di bello di un desolato mercatino dell'usato o in un'anonima fiera di beneficienza. Una volta riuniti, questi arredi spaiati creano meravigliosi contrasti visivi, e ogni singola difformità è resa evidente dalla giusta opposizione di stili e motivi diversi. Ecco perché una sedia da bar in metallo appare perfetta accanto a un terzo tavolo di legno o una morbida poltrona imbottita: instaura un dialogo interessante  tra estetica distinte. Anche l'associazione di diversi oggetti dello stesso materiale può essere straordinaria, una serie di bottiglie di vari colori ed epoche ad esempio, o un insieme eterogeneo di ferrame decorativo.

La quarta regola è non prendersi troppo sul serio. Lo stile vintage deve possedere un pizzico di umorismo. Alcuni dei giardini più riusciti utilizzano oggetti d'epoca per creare angoli allegri o prospettive inattese. Gli elementi che al loro tempo apparivano stucchevoli, audaci, scialbi o demodé possono suscitare simpatia e nostalgia quando si ritrovano in un giardino moderno, un chiassoso avviso pubblico o uno gnomo pacchiano, nel contesto giusto, ispirano un sorriso divertito.

La quinta regola è trovare nuovi usi per le cose vecchie. Il vintage è il più ecologico tra gli stili, poiché recupera gli scarti e li trasforma in risorse. Dalle casse da imballaggio agli arredi da bar, fino alle bottiglie di medicinali, c'è tutto un mondo di oggetti d'epoca da esplorare.

giovedì 5 settembre 2024

I QUARTIERI MENO CONOSCIUTI. Canada,Nuova Zelanda, Giappone e Inghilterra




Dal libro " 1000 viaggi straordinari" (Lonely Planet)


Koreatown, Toronto, Canada

Quella che è una delle città più multiculturali del mondo è costituita da tanti quartieri poco conosciuti. Il nostro preferito è Koreatown. Dirigetevi verso questo lungo Bloor e il pacchiano Discount Honest Ed ed eccovi in un altro continente. Se avete un languorino, i cartelli stradali bilingue vi aiuteranno a trovare i chobab (sushi) bar e le caffetterie che servono kinichi, oppure tuffatevi nel Pat Central Market, dove potrete acquistare verdure sconosciute o un bibimbap (piatto a base di riso e verdure).

Dopo cena andate in uno dei tanti noraebang, bar karaoke dove canterete "i will survive" fino alle ore piccole.


Waitakere, Auckland (Nuova Zelanda)

Tecnicamente fa parte di Auckland, ma non potrebbe essere più lontano da questa grande città. Waitakere, 20 minuti di auto a ovest del centro, è un microcosmo: spiagge di sabbia nera paradiso per i surfisti, una foresta pluviale vergine ideale per una bella passeggiata, colline perfette. Per il trekking e tante enoteche dove brindare alla fortuna di trovarsi qui. Fate un salto al Titirangui Market (l'ultima domenica di ogni mese). Se siete alla ricerca di frutta e verdura fresca, date un'occhiata alle bancarelle lungo le strade.



Naka-Meguro. Tokyo (Giappone)

Durante i raid aerei della seconda guerra mondiale, gli abitanti di Tokyo si buttavano nelle acque del Meguro. Oggi si gettano nel caffè e nei negozi di moda che costeggiano le rive del fiume.

Anche se questo ex quartiere fatiscente nella zona sud del centro di Tokyo (a sole due fermate da Shibuya, Rosing, la Times Square giapponese) sembra ancora infestato dai fantasmi dei tempi della guerra, i suoi abitanti sono proiettati verso il futuro. Intellettuali a caccia di appartamenti dall'affitto basso hanno invaso il quartiere portandosi dietro gallerie d'arte e negozi stravaganti, a qualcuno serve una carta di imbarco della Pan Am degli anni 50' o un bikini di seconda mano?



Crystal Palace, Londra (Inghilterra)

Arrivate qui seguendo l'antenna radio stile Tour Eiffel: questo delizioso angolo di Londra merita davvero di essere scovato. Il palazzo da cui prende il nome bruciò nel 1936, ma il parco che ospita un labirinto, un palcoscenico e le prime riproduzioni di dinosauri del mondo, è il luogo ideale per un picnic. Fuori dal parco, l'atmosfera è moderna, con eleganti caffè, ristoranti e alcuni bizzarri esercizi commerciali come un negozio di rettili e un mercato vintage. Ma il fiore dell'occhiello è il panorama: dalla cima di Westow Hill si gode la vista su tutta la città.


giovedì 29 agosto 2024

STORIA DEI VIDEOGAMES. Mattel Football (1977)

 



Dal libro "LA STORIA DEI VIDEOGAMES IN 64 OGGETTI" (Harper Collins Italia) 

Ogni primavera, uno degli eventi più attesi dell'anno delizia degli appassionati di videogiochi: viene svelata la copertina del Prossimo Madden NFL, Trip Hawkins, la serie Madden Nfl, così chiamata in onore del leggendario telecronista e allenatore di fottball americano, John Madden, è diventata una pietra angolare del mercato dei videogiochi, con più di 100 milioni di copie vendute e incassi per oltre 4 milioni di dollari. Per i giocatori della National Football League, la maggiore lega professionista di football negli Stati Uniti, forse non c'è niente che rappresenti la condizione di superstar meglio che finire sulla copertina dell'ultimo capitolo della serie Madden NFL. Prima che i videogiochi di football avessero una grafica nitidissima, telecamere a 360 gradi, effetti sonori devastanti e gameplay iperrealistico, però, i giocatori dovevano basarsi in semplici lucine Led e sull'impareggiabile potenza di calcolo dell'immaginazione umana.

"E' il Derby". Il computer è in difesa! La palla è tua! Corri evita il placcaggio! Dritto alla meta! Fai touchdown!" Queste frasi non sono prese dell'ultimo Madden NFL, ma da una pubblicità del 1977 per un gioco tascabile di Mattel Elettronics. Era ancora l'infanzia dei giochi elettronici tascabili: a seconda della definizione usata di "elettronico", c'è chi dice che il primo caso commerciale sia stato Electro Tic-Tac-Toe (1977) del produttore giapponese di giocatori che usala minuscole lampadine per illuminarle di verde e di rosso i quadrati sulla griglia. Anche se la confezione affermava che i giocatori potessero usare la loro "capacità" tattica con difetto", electro Tic-Tac-Toe non aveva alcun circuito logico al di là delle luci alimentate a pila, cosicché la sua pretesa di essere il primo dispositivo di gioco elettronico tascabile e, nel caso migliore, piuttosto dubbia.

In effetti, il primo vero gioco elettronica portatile vide la luce solo quando George Klose, un ingegnare di Madel (produttore di giocattoli noto soprattutto per le bambole Barbie e le macchinine hot Wheels), decise di riadattare i circuiti interni di una calcolatrice. La sua creazione, Auto Race, simulava il movimento senza nessuna vera parte mobile: un visore a Led produceva dei puntini intermettenti che si rincorrevano sullo schermo. Sebbene i microprocessori fossero già disponibili a buon mercato, era difficile trovarne uno che potesse essere miniaturizzato abbastanza da stare in un apparecchio tascabile. Alla fine, il produttore di chip Rockwell International, pioniere nell'uso di piccolissimi microchip nelle calcolatrici, fornì l'hardware necessario per realizzare Auto race. Le regole del gioco erano semplici ma efficaci: per vincere, la macchina del giocatore, rappresentata da un trattino verticale luminoso, doveva completare quattro giri di pista, spostandosi lungo tre corsie per sorpassare gli avversari. Auto Race aveva anche una levetta del cambio con cui era possibile accelerare o rallentare.

Mattel fece seguire Auto Race da Football nel 1977. L'azione di gioco si svolgeva su un visore a Led a nove pannelli che rappresentano, per i due giocatori, le linee delle iarde di un campo da football. In modo simile ad Auto Race, i giocatori in campo apparivano come trattini illuminati, quello con la palla era controllato dall'utente ed era rappresentato da un trattino più lungo. L'obiettivo era guidare l'attaccante scartando i cinque difensori controllati dal computer, situati lungo il campo, per raggiungere l'area di metà e fare touchdown. Usando i pulsanti con le frecce direzionali, i giocatori zigzagavano e facevano finte per evitare di essere placcati. Il bottone permetteva alla squadra al quarto down di battere un calcio di allontanamento o un calcio piazzato, a seconda della distanza dall'area di meta. Un secondo schermo a LED mostrava i down, le iarde rimanenti per un primo down e la posizione sul campo. Quando il primo giocatore faceva punto o c'era un cambio palla per i down, il controllo passava al secondo giocatore. Le mete e i field goal segnati facevano suonare una breve fanfara elettronica. Chi alla fine aveva totalizzato più punti contro il computer dopo quattro tempi da due minuti e mezzo vinceva la partita. Per un'esperienza più impegnativa, un secondo livello di difficoltà "per veri avventurieri" aveva difensori che reagivano il 50% più velocemente.

Football funzionava con una singola batteria da 9 volt ed era distribuito esclusivamente da Sears per circa 26 dollari. Mattel era ancora scettica sul predominio duraturo dei giochi elettronici e produsse un lotto iniziale di soli 100 mila esemplari. Ciononostante, nel giro di sei mesi  FOOTBALL diventò un successo clamoroso e Mattel dovette mettersi in fretta e furia a produrne di più. All'inizio del 1978, le vendite di FOOTBALL si avvicinavano a 500 mila copie alla settimana. L'azienda ordinò rapidamente un seguito, FOOTBALL 2, che, fra le varie nuove funzionalità più avanzate, permetteva ai giocatori di passare la palla.

FOOTBALL aprì la strada della rivoluzione portatile: i ragazzini potevano portarsi il campo da football in stanza, in soggiorno o anche sui sedili posteriori della macchina. Con la disponibilità di microprocessori e LED a buon mercato, i produttori di giochi dovevano mettere inventiva nelle loro creazioni ben oltre un nuovo vestito per Barbie o una nuova verniciatura per le Hot Wheels. I giochi elettronici dovevano strabiliare e divertire, e in questo dovevano superarsi a vicenda ogni anno. Nel 1978, Milton Bradley alzò l'asticella con Simon, il celebre gioco di abbinamenti di colori e suoni che vendette milioni di esemplari divenendo un oggetto immortale della cultura pop. Questi primi dispositivi portatili erano tecnologicamente inferiori ai grandi cabinati da arcadie, ma la possibilità di tenere in mano un gioco elettronico stando comodamente a letto o nella sala d'attesa del medico o durante un noioso viaggio in macchina creava un legame coi videogame che nessuna fumosa sala giochi poteva eguagliare.

"Autosufficiente!" vantava il manuale di istruzioni in sei pagine del FOOTBALL di Mattel. "Non serve un televisore!". Penetrando sempre più in profondità nelle case, i videogiochi si facevano strada anche nelle tasche delle giacche, negli zaini scolastici, nella borsa e nelle mani di milioni di appassionati.

giovedì 22 agosto 2024

LUOGHI ARTISTICI. Lago Malaren (Svezia)

 



Dal libro:"LUOGHI ARTISTICI". Susie Hodge (Giunti)

Un tempo il lago Malaren era una baia sul mar Baltico che invitava navi e barche ad addentrarsi nelle profondità della Svezia. Con il passare del tempo e gli spostamenti della costa terrestre, la baia si è trasformata in un lago che oggi si estende nelle campagne a ovest di Stoccolma. Intorno alle sue sponde potrete sentire il dolce sciabordio dell'acqua, il ronzio degli insetti, il soave canto degli uccelli e le corse erratiche degli animaletti selvatici, mentre il terreno fertile nutri i variopinti e delicati fiori di campo, come fiordalisi, caprifogli e prugnoli. Il Malaren, terzo lago di acqua dolce della Svezia per dimensioni (dopo il Vanern e il Vattern), è punteggiato da migliaia di isole tra le quali ricordiamo Selaon, Lovon, Munso, Bjorko e Adelso. Il lungolago è circondato  da zone boschive, fitte foreste, spiagge sabbiose, meravigliosi paesini con cottage di legno rosso e molte rovine storiche, in particolare di origine vichinga, come il sito archeologico di Birka sull'isola di Bjorko, quel che resta di un insediamento vichingo del IX-X secolo. D'estate il lago pulula  di barche e navi, e ogni anno queste isole sono testimoni di eventi naturali mistici come le ineffabili aurore boreali e il sole di mezzanotte. Fu proprio in questa terra del sole a mezzanotte sull'isola di Adelso a ovest di Stroccolma, che Hilma af Kint (1862-1944) trascorse le estati insieme alla famiglia nella tenuta di Hanmora. In questo paesaggio idiliaco, af Klint instaurò un forte legame con la natura e le sue forme, lasciandosene ispirare. Più avanti negli anni visse al Via Furuheim sull'isola di Munsò vicino ad Adelsò.

Oltre a essere considerata la pioniera della pittura astratta in Occidente, af Klint fu anche tra le prime donne a ricevere un'istruzione superiore alla Reale Accademia delle Belle Arti di Stoccolma. Si laureò con lode e ottenne una borsa di studio presso un atelier di proprietà dell'Accademia in centro città. La fine dell'Ottocento vide l'ascesa dei movimenti spiritualisti negli Stati Uniti e in Europa, soprattutto all'interno delle cerchie letterarie e artistiche. Gli sviluppi scientifici stavano cambiando radicalmente la visione dominante del mondo. Le teorie evoluzionistiche di Darwin, benché non del tutto accettate negli ambienti accademici, trovarono un nutrito seguito; e scoperte come la rio attività e i raggi X confermarono agli spiritualisti che vi è un regno invisibile dell'esistenza.

stimolata dagli insegnamenti mistici di Teosofia e Antroposofia, af Klint provò a decifrare il mondo visibile di cui siamo tutti a conoscenza e quello spirituale, precluso alla vista. Nel 1896, con quattro amiche artiste, fondò un gruppo chiamato De Fem (Le cinque). Organizzavano regolarmente sedute spiritiche, sperimentavano la scrittura e il disegno inconsci, e pare che fossero riuscite a stabilire un contatto con sei spiriti guida. Documentarono le loro esperienze in quaderni e crearono disegni automatici pieni di elementi miomorfi influenzati dalle loro visioni. Nel 1904, due spiriti chiesero loro di esprimere il mondo spirituale in pittura e di progettare un tempio che ospitasse le opere così prodotte. Le altre si rifiutarono perché temevano che un impegno troppo prolungato e intenso con il regno degli spiriti potesse condurre alla pazzia. Invece af Klint, nel gennaio del 1906, si ripromise di portare a termine questa "grande commissione".Da allora si dedicò ai suoi Dipinti per il tempio, arrivando a un totale di 193  opere su tela e carta entro il 1915. Simili in parte ai diagrammi, questi dipinti erano la rappresentazione visiva di idee spirituali complesse, soprattutto i dieci che illustrarono fasi diverse della vita umana, dall'infanzia alla gioventù, dalla maturità alla vecchiaia. Queste opere di enormi dimensioni sono definite collettivamente I dieci più grandi, e e ne sono due dedicate all'infanzia ,due alla Giovinezza, quattro all'Età adulta e due alla Vecchiaia. Af Klint scrisse: "Ho dipinto i quadri direttamente (...) senza disegni preliminari (...) Non avevo idea di cosa volessero rappresentare, eppure ho lavorato veloce e sicura, senza cambiare una sola pennellata.

Con le loro forme naturali fluide, di varie grandezze e da colori sgargianti, i Dipinti per il tempio sono insieme meditativi e dinamici, placidi e mutevoli, e riflettono chiaramente gli studi botanici dell'artista sui fiori di campo intorno al lago Malaren.

mercoledì 14 agosto 2024

Introduzione al viaggio fotografico




Dal libro:"Fotografia di viaggio". Celine Jentzsch (Il Castello)

Tutti, prima o poi, siamo stati affascinati dal racconto di un'avventura di viaggio, il resoconto di un'esperienza che ci ha aperto nella mente un mondo tutto nuovo fatto di immagini. Del resto quanti autori, dall'Antichità ai giorni nostri, hanno affrontato nelle loro opere tema del viaggio!

Per libera scelta, o per necessità, l'uomo viaggia da sempre, pensiamo alle migrazioni dei popoli, all'apertura di nuove rotte commerciali, la mitica Via della Seta!, ai viaggi di scoperta dei grandi esploratori.

A partire da quello di Marco Polo, i racconti di viaggio si moltiplicano sugli scaffali delle librerie e nelle sale delle gallerie d'arte. Per quanto ci riguarda più da vicino, i luoghi del pianeta che non siamo ancora stati catturati in uno scatto fotografico sono davvero pochi. Le persone che possono viaggiare e fare foto sono sempre più numerose. Fotografi dilettanti o professionisti, siamo in tanti ormai, a percorrere le strade del mondo alla ricerca di nuove immagini, di nuovi sguardi che rendano la nostra versione personale.


CHE COS'E' IL VIAGGIO?

Qual è la soglia oltre la quale uno spostamento diventa propriamente un viaggio?

E' una questione di chilometri, ore di volo, di fuso orario, di pochi giorni trascorsi lontano da casa, di disorientamento culturale?

L'idea di che cosa significhi realmente fare un viaggio varia da persona a persona e ancor di più, da Paese a Paese. Dite che state per fare un viaggio se vi recate in un'altra regione del vostro Paese?

Per un europeo viaggiare nel Proprio Paese è qualcosa di assimilabile all'idea di "vacanza" o di "turismo". Se, però, parto per andare a fare foto a Tokyo, nel mio ambiente l'impresa è percepita come un viaggio fotografico, mentre per un giapponese sarebbe semplicemente un'uscita di street photography. Possiamo dire allora che il concetto di "viaggio" sia più vicino a quello di "scuderia" e di "ignoto"? E' perché siamo più propensi a fare foto quando siamo in viaggio piuttosto che a casa? Ci troviamo in situazioni inconsuete, assumiamo nuovi punti di vista su idee che credevamo assodate, non capiamo bene la lingua, siamo immersi in una cultura diversa, scopriamo usi e costumi insoliti.

La fotografia di viaggio è un campo molto vasto che richiede al fotografo le capacità più diverse. Deve imparare a passare da una scelta e da un soggetto all'altro talvolta in tempi bellissimi. Chi fa ritratti fotografici non sa necessariamente catturare l'essenza di un paesaggio e chi pratica la fotografia di paesaggio non sa ancora come comunicare le emozioni nei suoi ritratti.

La bellezza del viaggio fotografico è che offre molte possibilità. Possiamo decidere di vagabondare lasciandoci guidare dall'istinto , dal desiderio, dall'atmosfera, ma anche di documentare la vita del luogo, lavorare a un soggetto preciso per riportare immagini cariche di senso e di messaggi. 


COMPORRE LA SCENA

L'immagine che presenta una buona composizione guida senza indugi lo sguardo dell'osservatore verso il principale punto di interesse. Questo non significa che il soggetto principale debba trovarsi al centro della foto. La composizione è un atto creativo. Una volta apprese alcune regole di base, imparerete a farle vostre e ad arricchirle nel tempo per imprimere alle foto la vostra personalità.


LA REGOLA DEI TERZI E LE LINEE DI FORZA

Le immagini che ci appaiono esteticamente valide e di facile lettura sono, nella maggior parte dei casi, immagini che rispettano la regola dei terzi. Applicandola si ottengono rapporti di grandezza prossimi alla sezione aurea definita da Leonardo la "divina proporzione". Immaginate di sovrapporre alla vostra foto due linee orizzontali e due linee verticali che, formando una griglia ortogonale, la dividano in nove caselle di uguali dimensioni. Le linee così tracciate si incontrano in quattro punti, che corrispondono ai punti di forza dell'immagine. Posizionare l'elemento principale della foto in uno o più di questi quattro punti, o lungo le linee di forza corrispondenti, è il primo passo per ottenere un'immagine equilibrata e armoniosa.

Oltre ai punti di intersezione, posizionati ai terzi dell'immagine, possiamo sfruttare anche le linee direttrici che dominano la scena.


-Le linee orizzontali (in molti casi, la stessa linea di orizzonte) comunicano senso di stabilità, sono "rassicuranti", evocano la superficie terrestre su cui poggiamo saldamente i piedi.


-Le linee verticali sono più dinamiche, evocano la potenza e la grandezza perché salgono verso il cielo. Le linee verticali sono molto presenti negli ambienti urbani in natura le troviamo nei boschi.


-Le linee diagonali o serpentine stimolano lo sguardo. Suggeriscono, l'idea di spostamento, creano l'impressione del movimento o della velocità e comunicano un senso di instabilità (per esempio, una strada a zigzag).

Inoltre, la presenza di un punto di fuga rende sempre dinamica l'immagine, dirige lo sguardo verso l'infinito: volendo, può anche essere centrata nella foto.


CONSIGLI PRATICI

Prestate sempre molta cura alla linea di orizzonte della scena inquadrata. Aiutandovi con la griglia che avete a disposizione nel visore o sul retro del monitor, dovete fare in modo che risulti perfettamente orizzontale. La precisione in questa fase vi aiuterà a ottenere foto dritta, ben calibrate, evitandovi di raddrizzare in fase di post produzione. E' un bel risparmio di tempo.


GLI ELEMENTI ALL'INTERNO DEL QUADRO

La composizione dell'immagine è un aspetto cui occorre dedicare tempo. Se una foto bene inquadrata ma con una luce mediocre può essere comunque una bella foto, è raro che accada il contrario...Sappiamo che, quando siamo in viaggio, le scene cambiano velocemente, ma con l'esperienza acquisirete gli automatismi che vi consentiranno di puntare subito agli elementi essenziali.

Quando avete in mente l'immagine che volete realizzare, mettete l'occhio sul visore e cercate di comporla con precisione. Eliminate dal campo visivo tutti gli elementi perturbatori che gravitano intorno al soggetto. Osservate attentamente ogni singolo elemento all'interno del quadro, passando in rassegna ogni zona dell'immagine attraverso il visore. L'occhio passa da un punto all'altro, il più delle volte da sinistra a destra e dall'alto in basso (lettura occidentale) per analizzare la scena nella sua interezza. Prima di premere lo scatto, verificate che tutti gli elementi si trovino nel punto giusto e soprattutto che non vi siano oggetti parassiti che vengano a turbare l'equilibrio dell'insieme. Se ve ne fosse uno, ricordate che basta spostarsi di pochi centimetri per escluderlo dal quadro e perfezionare la composizione.

Inquadrare e comporre è un'azione complessa, che implica varie decisioni: decidere che cosa mostrare, quali elementi escludere e quale è il momento migliore per premere lo scatto. La cosa più difficile è rinunciare a includere tutto nell'inquadratura, a mostrare tutto. In realtà meno elementi vi sono nell'immagine, più questa sarà semplice da leggere e da capire: "Less is more", dicono gli inglesi. Cercate di individuare gli elementi non indispensabili. Quando Robert Capa diceva che "se la foto non è abbastanza buona, vuol dire che non era abbastanza vicino", si riferiva indubbiamente anche agli elementi che entrano nell'inquadratura più siamo lontani più la foto è ricca di elementi. Spesso escluderne alcuni porta a una maggiore efficacia comunicativa.


CONSIGLI PRATICI

Se avete poco tempo e non potete spostarvi più di tanto, lo zoom vi offrirà maggiore libertà nell'inquadratura. Entro i limiti del possibile, cercate sempre di spostarvi per migliorarla. A proposito, sapete che guardare attentamente i documentari televisivi è un ottimo esercizio per affinare lo sguardo? Osservate con cura la composizione delle immagini e la messa in scena di ogni elemento: alcune inquadrature lasciano senza fiato per quanto sono perfette e colte al momento giusto.

mercoledì 7 agosto 2024

Oslo (Norvegia)

 



Dal libro "LUOGHI ARTISTICI". Susie Hodge (Giunti)

Con i suoi fitti boschi e un fiordo sfavillante, Oslo non ha eguali tra le capitali europee e vanta un'impronta carbonica tra le più basse del mondo, merito di un trasporto pubblico efficiente, dell'impegno nella produzione di cibo sostenibile, dell'acqua tonificante  che sgorga dai rubinetti e di abbondanti spazi aperti. L'aria fresca e pura in questa metropoli ricca di stimoli, che offre incantevoli vedute sul fiordo circondato dai monti, boschi, parchi, corsi d'acqua e piste da sci. Bar, caffè e ristoranti sono tranquilli, anche se molto frequentati, e creano un'atmosfera placida  nella quale è facile rilassarsi, sotto un sole limpido che splende buona parte dell'anno, in piena estate, come negli inverni gelidi e frizzanti.

Pur essendo moderna e progressista, Oslo ha conservato alcuni elementi che risalgono a quasi mille anni fa, quando venne fondata da re Harald Hardrade intorno al 1050. All'incirca nel 1300, Haakon V fece erigere la fortezza di Akershus. Dopo l'incendio che la distrusse nel 1624, Cristiano VI di Danimarca-Norvegia costruì una nuova città leggermente più a ovest rispetto all'originale, sotto le mura della fortezza di Akershus, e in proprio onore la chiamò Christiana o Kristiania. Solo nel 1925 il nome fu cambiato in Oslo. Oggi anche qui, come nella maggior parte delle città, vecchio e nuovo  coesistono: nell'architettura di musei gallerie, università, teatri di prosa e dell'opera e sale da concerto.

Lo straordinario eclettismo culturale è testimoniato da attrazioni quali il Museo storico e il Museo nazionale di arte, architettura e design, i giardini botanici, il Museo del popolo norvegese e quello delle navi vichinghe.  E i contrasti non finiscono qui, basti pensare all'ampio e arioso Frognerparken (il parco più grande di Oslo) con il suo lago e le sue culture, al ristorante modernista Ekeberg situato in collina, al Palazzo reale neoclassico e alle torri gemelle del municipio in centro, e ancora alla pista da sci di Holmenkallen che si innalza sopra il fiordo, al pluripremiato teatro dell'opera la cui facciata in vetro è lambita dalle onde, e al museo dedicato all'acclamato artista Edward Munch (1863-1944), che con il suo dipinto del 1893 intitolato L'urlo trasformò la città, e soprattutto il fiordo, in un'icona.

Munch crebbe a Oslo, dove iniziò la sua carriera e dove tornò per trascorrere gli ultimi decenni di vita dopo un lungo allontanamento. Quando aveva un anno la sua famiglia si trasferì in Nedre Slottsgate, una strada di Kristiania nell'area di Kvadratturen. In seguito si spostarono a Pilestredet e in vari indirizzi nel quartiere di Grunerlokka, a est del fiume Akerselva. Passeggiando da queste parti potrete farvi un'idea della città in cui visse Munch, a suo tempo zona industriale e operaia, da allora si è imborghesita ma l'architettura, forse inaspettatamente, è rimasta quasi invariata.

Munch affittò il suo primo atelier di fronte al palazzo del Parlamento in Karl Johans Gate, la strada principale di Oslo. Questo viale animato è ancora oggi un punto cardine città, perfetto per fare due passi tra caffè, ristoranti e negozi pieni di gente ,incontrando performer; artisti e musicisti di strada. Karl Johans Gate figura in numerose opere di Munch, come Primavera sul viale Karl Johan del 1890 e Sera sul viale Karl Johan del 1892. Nel 1893, predisse quattro versioni di un'opera che inizialmente chiamò L'urlo della natura. E' diventato uno dei dipinti più riconosciuti al mondo. Ritrae una figura agitata in un panorama distorto di Oslo, stagliata contro un brutale cielo rosso. Due persone continuano a camminare, ignare della crisi interiore dell'amico.

Anche se l'immagine è volutamente esagerata e deforme, Munch dichiarò di essersi ispirato al Fiordo di Oslo (Kristiania) visto dal quartiere di Ekeberg. Il punto esatto è Ekebergparken, vicino all'omonimo parco scultoreo, un'attrazione imperdibile per chi fosse interessato ad ammirare il panorama come fece l'artista. Munch trasse ispirazione anche dalla baia di Bjorvika e dalla fortezza di Akershus, visibile sullo sfondo dell'Urlo e un'altra tappa obbligata per i turisti. Ma più che un paesaggio, questo dipinto rappresenta sentimenti personali e universali di angoscia e alienazione. Fu una delle prime opere d'arte a mettere in secondo piano l'aspetto esteriore delle cose per esplorare le emozioni interiori.

giovedì 25 luglio 2024

Ossalide triangolare e Papiro

 



Dal libro "CURARE LE PIANTE DA APPARTAMENTO SENZA VELENI". David Deardorf e Kathryn Wadsworth (Terra nuova edizioni)


Non confondete l'ossalide triangolare (oxalis triangularis), che in inglese viene chiamata "false shamrock" ovvero "falso trifoglio" , con l'infestante O. Corniculata o col comune trifoglio che simboleggia l'Irlanda (trifolium dubium), entrambe piante che producono fiori gialli. L'ossalide ,infatti, non è infestante e produce dei delicati fiori bianchi o rosa chiaro. Inoltre, questa pianta  è endemica del Brasile, un paese molto distante dall'Irlanda. Le sue foglie si sviluppano direttamente da dei bizzarri e squamosi bulbi sotterranei, fino a creare degli insiemi di foglie larghi e alti 15-25 cm. Ogni foglia è formata da tre foglioline triangolari poste sulla sommità di un sottile picciolo. Nelle cultivar più popolari, queste foglioline sono viola scuro e presentano una zona centrale più chiara, ma esistono altre varietà la cui pagina superiore è verde e quella inferiore viola, oppure  tutte viola coi margini argentati.

Indipendentemente dal loro colore, tutte le foglie si muovono: le tre foglioline che compongono ogni foglia si chiudono di notte per poi aprirvi con la luce del sole. I fiori stellati formano delle infiorescenze sostenute da lunghi piccoli che sovrastano il fogliame. Il marcato contrasto tra le foglie scure e i fiori chiari rappresenta un altro tratto distintivo di questa pianta.

Ogni tanto l'ossalide triangolare diventa dormiente, in particolare in autunno al termine della fioritura: così come fanno molti altri bulbi, vuole semplicemente riposarsi un pò prima di riprendere a crescere. Durante il suo periodo di dormienza, potreste pensare che la pianta stia morendo, ma vi state sbagliando.

Annaffiatela sempre meno e lasciate seccare il terreno, e a un certo punto tutte le foglie inizieranno ad appassire. Dopo circa un mese la pianta riprenderà a crescere attivamente e voi potete ricominciare ad annaffiarla, e ben presto fiorirà di nuovo.

Le foglie possono essere consumate, ma solo in piccole quantità: donano all'insalate un aroma fresco e leggermente acido, oltre a un tocco di viola, però non mangiatene troppe in quanto contengono ossalati solubili che, se ingeriti in quantità, possono provocare avvelenamenti da lievi a severi. Tenete quindi questa pianta lontano dai bambini e animali. I sintomi da tenere sotto controllo includono salivazione eccessiva, vomito, diarrea, letargia e debolezza.



CONDIZIONI AMBIENTALI OTTIMALI

Consultate la parte introduttiva per conoscere i dettagli di ciascuna indicazione.


LUCE MEDIA

Filtrata o mista a ombra.


TEMPERATURE BASSE

18-24 giorno e notte.


ACQUA MEDIA

Durante il periodo di crescita attiva, annaffiate la pianta tutte le volte che la parte superficiale del terriccio è asciutta fino a una profondità di 2,5 cm.


UMIDITA'

Questa pianta tollera bene l'aria secca mediamente presente nelle abitazioni. Se l'aria di casa vostra è però molto secca, nebulizzate dell'acqua sulla vostra pianta due volte a settimana creando una nuova di vapore con uno spruzzare o un nebulizzatore portatile. Ponete il vaso su un sottovaso o in una bacinella piena d'acqua, assicurandoli che poggi su appositi piedini o ciottoli e quindi che non sia immenso direttamente nell'acqua.


TERRICCIO

Scegliete terriccio universale per piante in vaso contrassegnato dalla dicitura "consentito in agricoltura biologica", altamente drenante, contenente fertilizzante organico, funghi micorrizici e altri microrganismi benefici.


FERTILIZZANTE

Organico, polvere o liquido, il cui tenore in fosforo sia superiore di quello di azoto e potassio, così da favorire la fioritura della pianta. Applicate il fertilizzante in polvere una volta al mese durante il periodo di crescita, il fertilizzante liquido, invece, deve essere applicato a metà dove ogni due settimane durante il periodo di crescita.


INVASATURA

Quando la vostra pianta deve essere rinvasata, trasferitela in un contenitore dal diametro di 5 cm più grande di quello attuale.


PROPAGAZIONE

Si propaga facilmente mediante divisione dei bulbi quando la pianta è dormiente.


PROBLEMI PIU' COMUNI

Dormienza precoce, acari e maculature fogliare provocate da funghi.


PAPIRO

A questo genere appartengono piante giunchiformi originarie delle zone acquitrinose (paludi, rive dei laghi o dei fiumi a lento decorso) delle regioni tropicali e subtropicali. Si tratta di piante  abituate a vivere in ambienti molto umidi e quasi sempre con le radici sommerse. Le Ciperacee sono caratterizzate da fusti sottili, privi di nodi, che terminano con un ciuffo di strette foglie disposte a raggiera; alla loro base in estate si evidenziano i fiori, in genere riuniti in spighette poco appariscenti di colore vedere, bruno o giallastro.

Le specie più diffuse sono tre. 11 Cyperus albostriatus si distingue per l'infiorescenza a ombrella marrone chiaro e i fustini lunghi circa 90 cm, rivestiti di guaine di un bel colore porpora.

Il Cyperus altemifolius ,alto 120 cm e con i fusti leggermente scanalati a sezione triangolare, e la ciperacea più comune, chiamata erroneamente "papiro" per la sua relativa somiglianza con il Cyperus papyrus, la pianta da cui gli egiziani ricavavano il papiro.

Del C. altemifolius esistono due varietà: il C.a gracilis, detto più comunemente papiro nano per le sue dimensioni ridotte, e il C.a variegatus il cui nome deriva dalla presenza di screziature bianche sul fusto e sulle brattee.

Il Cyperus papyrus, il vero papiro, è la ciperacea più decorativa tra le specie d'appartamento. Può raggiungere i 3 metri di altezza e i suoi fusti misurano in genere 2 o 3 cm di diametro. Le grandi dimensioni e le elevate esigenze di calore e umidità ne fanno una pianta di difficile coltivazione in casa. Più semplice ,almeno per le sue modeste dimensioni, è la coltivazione della varietà C.p nanus, il vero papiro nano, alto appena 60 cm, più adatto a crescere in appartamento.


CONDIZIONI AMBIENTALI OTTIMALI

Consultate la parte introduttiva per conoscere i dettagli di ciascuna indicazione.


LUCE MEDIA

Crescono bene sia esposte a luce solare diretta, sia in luce scarsa. A eccezione del Cyperus altemifolius variegatus che richiede una buona luminosità, le altre specie e varietà si adattano abbastanza bene a qualsiasi esposizione.


TEMPERATURA MEDIA

La temperatura ottimale per questo gruppo di piante è compresa tra i 12 (inverno) e i 2 gradi (estate). Il vero papiro è decisamente il più sensibile alle basse temperature, infatti non sopporta minime inferiori ai 15 gradi.


ACQUA ABBONDANTE

Trattandosi di piante acquatiche , i cyperus richiedono un'elevata umidità. La soluzione più pratica consiste nel collocare i vasi in scodelle colme d'acqua da rinnovare almeno due volte la settimana.


TERRICCIO

Si può utilizzare terra di bosco (3/5), torba (1/5) e sabbia grossolana (1/5). Un pezzo di carbone di legna può essere utile per arieggiare il terriccio ed eliminare il cattivo odore causato dall'umidità.



FERTILIZZANTE

Somministrare una volta al mese un concime liquido organico a bassa concentrazione.


INVASATURA

Si rinvasa una volta l'anno in primavera. In genere si utilizzano vasi più piccoli della media.


PROPAGAZIONE

Il falso papiro (C,altermifolius) si propaga recidendo, a fioritura conclusa, le infiorescenza insieme a 5 cm di fusto, e mettendole a radicare in acqua.


PROBLEMI PIU' COMUNI

Necrosi dell'apice fogliare, variazione di colore delle foglie, cocciniglie.


giovedì 18 luglio 2024

La grande avventura del piccolo principe Vallant




Dal libro "ARIMETECA" la guida completa ai film anime. Michael Leader e Jake Cunningham

Il giovane Hols deve riuscire a far forgiare di nuovo la Spada del Sole, grazie alla quale diventerà il Principe del Sole. Il suo viaggio lo porterà nel villaggio da cui proviene suo padre, ad affrontare Grunwald il Signore dei Ghiacci a stringere amicizia con una ragazza misteriosa, Hilda.

Ogni guida agli anime che si rispetti deve rendere omaggio  ai film dello Studio Ghibli e alla vita e alle opere dei suoi due registi principali, Hayao Mitazaki e Isao Takahata. Ma gli anni allo Studio Ghibli sono solo una parte della loro storia. Prima della fondazione dello Studio avvenuta nel 1985, e del grande successo al Nausicaa della Valle del vento l'anno prima, sia Miyazaki che Takahata erano già figure importanti nell'industria dell'animazione, con molti film e serie di rilievo in curriculum. Il primo film su cui hanno collaborato prima, nel 1968: "La Grande Avventura del piccolo principe Valiant.

Nato nel 1935, Takahata si era laureato nel 1959 in letteratura francese all'Università di Tokyo. Pur non avendo doti da artista, si era innamorato da studente de le Roi et l'Oiseau, libero adattamento animato da Paul Grimalt della fiaba La Pastorella e lo spazzacamino di Andersen, e aveva deciso di lavorare nel mondo dell'animazione. Era cos' stato preso alla Toei Dogo, lo studio pioniere dell'animazione nipponica, che aveva appena portato nel cinema il suo primo lungometraggio, La leggenda del serpente bianco, ed era considerato "la Disney dell'est".

Le gerarchie, perché Takahata permise ad animatori e artisti di suggerire durante le riunioni design dei personaggi, la storia e altro ancora. La situazione ideale per farsi notare per un giovane ambizioso come Miyazaki: portò i suoi bozzetti e disegni negli uffici di Takahata e Otsuka, e prima di rendersene conto si ritrovò a occuparsi dei fondali. Anni dopo, in un'intervista Miyazaki descrisse quell'esperienza come un corso accelerato di produzione di un anime: "Ho imparato come svolgere quel lavoro mentre stavamo realizzando il film... non ho messo in pratica ciò che già conoscevo. Sono andato avanti a lavorare su quel progetto per tentativi. Perciò, una volta finito con "La grande avventura del piccolo principe Valiant, mi è sembrato facile fare qualsiasi cosa!.

La grande avventura del principe Valiant nacque come adattamento di Chikisani no Taiya, uno spettacolo per marionette a sua volta ispèirato da una leggenda della tradizione orale degli ainu, il gruppo etnico indigeno della regione giapponese dell'Hokkaido. L'ambientazione venne spostata in Scandinavia su richiesta dei vertici Toei. Takahata, Otsuka, Miyazaki e i loro collaboratori (tra cui la futura colorista Ghibli Michiya Yasauda) avevano grandi ambizioni per il loro film, pensata come un'opera in grado di innovare l'arte dell'animazione e dipingere in modo più profondo le emozioni, e al contempo di parlare del mondo, inclusa la guerra del Vietnam allora in corso. Ma la produzione venne tormentata da vari problemi, che fecero gonfiare i costi e saltare molte scadenze. Alla fine, Takahata si ritrovò così indietro  con i lavori che dovette tagliare circa mezz'ora di pellicola rispetto a quanto previsto, e alcune scese rimasero incomplete perché non c'era il tempo per terminarle. Il film uscì in sala nel 1968, dopo quasi tre anni di lavoro, e rimase in cartellone solo per qualche giorno. Nel frattempo, Miyazaki aveva sposato una collega alla Taei, l'artista Akemi Ota, e lei aveva dato alla luce il loro primo figlio, Garò. Takahata, invece aveva 32 anni e si trovò davanti il suo primo flop.

La grande avventura del piccolo principe Valiant, tuttavia, sarebbe diventato una pietra miliare nella storia dell'animazione giapponese, anche per via del fatto che gli elementi chiave del suo team avrebbero cambiato questa industria. La sua reputazione divenne talmente solida che a fine anni 70', quando la neonata rivista Animage, guidata dal giovane editor Tashio Sukuzi, lanciò una serie di articoli dedicati alle pellicole d'animazione classiche. La grande avventura del piccolo principe Valiant venne scelta per prima. Sukuzi telefonò a Takahata che rifiutò di esser intervistato per la rivista, ma suggerì: "C'è Hayao Miyazaki...è seduto qui accanto a me... Se vuole, posso passarglielo". Suzuki racconta che Takahata spese un'ora a dire di no, mentre Miyazaki continuò a chiedere per mezz'ora altre pagine per quell'articolo, altrimenti si sarebbe rifiutato di collaborare e l'articolo non sarebbe mai uscito. I frutti di questa prima conversazione fra i tre si sarebbero colti anni dopo, quando Takahata, Miyazaki e Suzuki avrebbero guidato lo Studio Ghibli, un successo dopo l'altro.

giovedì 11 luglio 2024

CITTA EUROPEE DA SCOPRIRE. Leeuwarden (Paesi Bassi)

 



Dal libro "Touring club italiano"

Nel cuore della Frisia occidentale, già capitale del ducato indipendente della Frisiavincia all'inizio del Cinquecento, per volontà di Alberto di Sassonia, detto il Coraggioso, protetta un tempo dentro il serpente d'acqua chiuso nei suoi canali in una forma di stella, circondata da fortificazioni (oggi in parte trasformate in belle passeggiate), Leeuwarden , Ljouwert in frisone, è una città vivace, che si è espansa nei nuovi quartieri sorti oltre la cintura d'acqua fin dai primi del Novecento.


CAPITALE DELLA FRISIA E CULLA DELLA MONARCHIA

Leeuwarden è soprattutto la culla della casa reale d'Olanda e terra di elezione della mucca pezzata bianca e nera, mantello della famosa razza frisona, tanto amata da essere immortalata qui in una grande statua di bronzo chiamata affettuosamente "Us Mem", la nostra madre, mentre l'altrettanto affettuoso riconoscimento di "Us Heit", nostro padre, viene riservato a Guglielmo Luigi di Nassau (1560-1620), Stadhouder della Frisca e di Groningen, al quale è dedicato un altro famoso monumento di bronzo.

La Frisia ha una storia tutta sua. Nel Duecento, pur essendo una semplice pedina del grande puzzle dell'impero germanico, non dipendeva dai conquistatori, essendo il comando della regione nelle mani dei capi delle comunità contadine locali.

Undici villaggi, in cui amministrazione, chiesa e insegnamento erano strettamente legati tra loro, emersero e si svilupparono parallelamente, affermando una decisa autonomia..


ITINERARIO DI VISITA

La piazza centrale del nucleo storico è Waagplein, dominata dall'Oude Waag, l'antico palazzo della desa, in mattoni rossi, di semplici forme rinascimentali, fu costruito nel 1958; qui venivano pesati burro e formaggio, i prodotti principali del territorio, protetti durante l'attesa dalla pensilina che corre tutto intorno all'edificio. Poco distante, all'innesto tra la piazza e Neuwestad, un monumento bronzeo ricorda il robusto cavallo frisone. A nord-est della piazza, in Turfmarkt, si trova, sistemato in un edificio settecentesco e in due ali moderne, il Fries Museum, museo della Frisia, le collezioni spaziano dall'archeologia (reperti della preistoria, della civiltà romana, ceramica medievale), all'artigianato (tessuti, mobili e arredi), all'etnologia (costumi popolari, ma anche quelli indossati sulla scena da Mata Hari), alle belle arti: tra i pezzi esposti spiccano preziosi lavori di oreficeria del XVII- XIX secolo, splendide ceramiche di Delf, affreschi, vetrate, porcellane cinesi e giapponesi; tra i dipinti, esposti a rotazione, figura un ritratto della moglie di Rembrandt, Saskia, figlia di un avvocato che fu sindaco di questa città, attribuito alla bottega dello stesso artista.

Di fronte ,accanto a un'ala moderna del Fries Museum, si erge l'imponente edificio della Kanselarj , l'antica Cancelleria (1566-71), costruita sotto Filippo III di Spagna in un'interpretazione frisoria dello stile rinascimentale, con un evidente retaggio gotico. Imponente la facciata, ricca di decorazioni e culminate in un frontone sui cui gradoni sono poste statue allegoriche, mentre il culmine è sormontato da una statua di Carlo V; la bella scalinata di accesso fu realizzata nel 1621. Dal 1995 il palazzo ospita parte delle collezioni del Fries Museum, cui è collegato da un tunnel sotterraneo; il terzo piano è la sede del  Verzetsmuseum Friesland, museo della resistenza della Frisia, con una toccante mostra permanente  sull'occupazione tedesca durante l'ultimo conflitto mondiale. A nord, in Noorder Weg, sorge la Grote Kerk, di antica fondazione, ma ricostruita nel XV-XVI secolo in possenti forme gotico-brabantine, con un'abside ottagonale dalle splendide vetrate. Dal 1588 la chiesa divenne mausoleo del ramo frisone della dinastia Nassau. Un prezioso organo Muller costituisce da solo un grande richiamo in occasione dei concerti che si tengono all'interno della chiesa. Si prosegue quindi verso  Stadhuis, l'antico municipio costruito a partire dal 1715 su progetto di Claes Balk, nel 1760-62 vi fu aggiunta l'ala rococò che all'interno ospita la splendida sala consiliare. La parte centrale dell'edificio culmina in una lanterna che accoglie un carillon di 39 campane, realizzato da Fremy nel 1668. Oggi il palazzo, appena restaurato, è sede degli archivi e delle biblioteche municipali. Lo fronteggia, trasformato nel più lussuoso albergo della città, l'imponente Stadhouderlijkhof, la residenza fatta costruire nel 1564 dal primo Stadhouder Guglielmo Luigi di Nassau: il monumento al capostipite della dinastia, chiamato affettuosamente "Us Heit". Si erge al centro della piazza.


DINTORNI

La città è la base per la visita delle altre dieci cittadine storiche della Frisia: anche senza pattini ai piedi, e con temperature più accettabili di quelle di gennaio, si può partire alla scoperta della regione Harlingen, ancora difesa dalle colossali dighe cinquecentesche d'epoca spagnola: Sneek, con la splendida Waterpoort (1613); la marinara IJST Sloten, grande centro di zootecnica; Stavoren, tutta davanti al suo porto; Hindeloopen, fiabesco villaggio famoso in tutto il Paese per i suoi artigiani del legno; Workum, con la seicentesca Sint Gertrudiskerk del poderoso campanile che ne segna il profilo urbano; Bolsward, dal nobile volto gotico; Franeker, antica sede universitaria; Dokkum, che ha dimenticato, grazie alla florida agricoltura, il suo antico porto.

giovedì 4 luglio 2024

Biblioteche insolite e mini biblioteche

 



Da "BIBLIOTECHE INSOLITE". Alex Johnson (Logos edizioni)

Agli angoli delle strade di tutto il mondo stanno rapidamente spuntando mini biblioteche ospitate all'interno di cabine telefoniche  convertite, chioschi costruiti su  misura, installazioni artistiche sperimentali, stravaganti cassette artigianali e persino un frigorifero, queste strutture guidano la rivoluzione del libro comunitario, fornendo letture al pubblico in una misura che supera di molto le loro dimensioni.

In un'epoca in cui gli ebook su smartphone e tablet sembrano  minacciare le tradizionali biblioteche fisiche, proprio la diffusione dei cellulari ha curiosamente portato alla nascita di una nuova casa per i libri di carta: la cabina telefonica. Nel 2002, British Telecom ne contava 92.000 nel Regno Unito, circa la metà delle quali sono state ormai rimosse perché avevano esaurito la loro funzione. Invece che smantellare le rimanenti, la società ha lanciato nel 2009 il programma "adotta una cabina", consentendo ai cittadini di acquistare una delle famose cabine rosse per una sterlina, ed esortandoli a trasformarle in spazi che fossero davvero utili per la comunità.

L'iniziativa ha avuto grande successo , e oltre 1500 di queste opere di microarchitettura (ideate da Giles Gilbert Scott e apparse per la prima volta nel 1985 in occasione del Giubileo d'argento di re Giorgio V) sono diventate chioschi di alimentari, punti informativi nelle aree naturali, salette da tè, gallerie d'arte e posizioni dotate di defibrillatore, nonché nuove biblioteche pubbliche. I nomi ufficiali e le condizioni di prestito variano da caso a caso, ma in genere il servizio si basa sulla fiducia; gli utenti sono liberi di prendere e restituire i libri disposti su scaffali all'interno della cabina, oltre che donarne di nuovi, e non sono previste multe per chi consegna in ritardo. Oltreoceano, negli Usa, la Bock Booth è invece una vera e propria filiale della Clinton Community Library di Clinton Corners, nello stato di New York. La cabina telefonica è di proprietà di David e Jeanne Bean: i due se la sono fatta spedire dal Regno Unito nel 1990 per sistemarla davanti alla loro sala da tè inglese in paese, prima di concederla generosamente in prestito all'associazione "Friends of the Clinton Community Library. "Credo che la nostra sia l'unica cabina-biblioteca illuminata grazie all'energia solare", afferma l'ideatrice del progetto Claudia Cooley, che ha contribuito  ad allestirla dopo aver letto della prima struttura analoga britannica.

Cooley racconta anche la Book Booth rafforza lo spirito comunitario e porta benefici alle attività locali perché attrae visitatori in Paese. Ma non sono le aree rurali a vedere vecchie cabine telefoniche trasformate in biblioteche. Il designer John Locke, ad esempio, ne ha create quattro temporanee a New York, l'ultima delle quali all'incrocio tra Amsterdam Avenue e la West 87th Street. Il suo primo tentativo ha avuto una durata più breve del previsto, dato che qualcuno ha rubato tutti i libri nel giro di poche ore, perciò la seconda volta Locke ha aggiunto un logo visibile sul dorso di ogni volume al fine di scoraggiare i ladri. Il suo scopo è conservare la tipica funzione sociale svolta dalle cabine telefoniche in città. "Sono una tecnologia morta sull'orlo dell'obsolescenza, che richiama un ormai perduto spazio comune in cui potremmo non avere più alcun bisogno. Ma possono anche diventare una risorsa, qualcosa da riprogrammare e un luogo in cui riunirsi e condividere un buon libro con i propri vicini".

I volumi per le sue biblioteche, che rientrano nel progetto da lui ideato "Departement of Betterment", sono donati dai cittadini, mentre le scaffalature di compensato installate nelle cabine, ancora del tutto funzionanti, sono progettate e realizzate da Locke stesso. Un'iniziativa analoga, chiamata Kniho Budka, è stata lanciata a Praga da due amici del posto, Monika Serbusovà e Pavel Zelezny, e gode oggi del sostegno dell'operatore di telecomunicazioni telefonica nell'ambito in un programma simile a quello della britannica BT; i luoghi prescelti in città sono stati diversi, come ospedali, centri commerciali e stazioni ferroviarie. Questo uso delle cabine telefoniche ha ispirato una gran varietà di mini biblioteche all'aperto agli angoli delle strade di tutto il mondo ,tra con cui il Bucherwald (foresta di libri) ricavato da tronchi d'albero per opera di Bau Fach Fran a Berlino, le otto librerie di scambio progettate da Eirini-Amilia Joannidov e Eleftherios Ambatzis in Grecia, i piccoli e riparati Paraderos Paralibros Paraparques con sedili annessi in Colombia De Wilde Boekenkast (la libreria selvaggia) nei Paesi Bassi, che non ha bisogno di spiegazioni. Le mini biblioteche urbane hanno trovato spazio persino all'interno di un frigorifero commerciale in disuso, come è accaduto in Nuova Zelanda nel quadro del progetto Gap Filler, lanciato in seguito al terremoto di Christchuic, e nelle installazioni all'aperto di artisti quali Didier Muller e Marta Wengorovius.

Probabilmente, però, l'iniziativa di maggior successo del XXI secolo è stata la Little Free Library, queste librerie artigianali a prova di intemperie, spesso simili a grosse casette per uccelli, sono sistemate nei giardini privati, alle fermate degli autobus e nei parchi, ma anche nei caffè e accanto ai ristoranti. Chiunque può prendere un volume e lasciarne un altro da condividere. La prima struttura di questo tipo, costruita nel 2000 da Todd Bol a Hudson, in Wisconsin, riproduceva una scuola in miniatura in omaggio alla madre, ex insegnante con la passione per la lettura. Bol lo collocò su un palo nel proprio giardino, e in seguito unì le forze con l'esperto di imprenditoria sociale Rick Brooks. Da allora, il progetto ha conquistato l'immaginazione pubblica: si stima infatti che ci siano ormai oltre 12.000 Little Free Library in tutto il mondo, la maggior parte delle quali negli Usa e in Canada, ma anche in Ghana, Pakistan, India, Paesi Bassi e così via. L'obiettivo dell'impresa, un'organizzazione non-profit, non è solo promuovere le lettura e l'amore per i libri tra adulti e ragazzi, ma anche dare vita a uno spirito comunitario incoraggiando gli abitanti di una stessa zona a incontrarsi e scambiare quattro chiacchere mentre sfogliano, nuovi arrivi. I proprietari delle piccole attività nei dintorni riferiscono che le Little Free Library portano loro più clienti, e gli agenti immobiliari sostengono che per alcuni potenziali acquirenti sono state persino un incentivo a trasferirsi nel quartiere. "Se si trattasse semplicemente di fornire libri gratuiti su uno scaffale, l'intera iniziativa svanirebbe nel giro di pochi mesi affermano gli organizzatori: "Le Little Free Library hanno un tocco unico e personale, e c'è la consapevolezza che persone reali stiano condividendo i propri titoli preferiti con la comunità. Non sono vecchi libri scelti a caso, ma raccolte messe insieme con cura, e le librerie stesse sono opere d'arte collettive del vicinato!".

L'elemento architettonico di queste librerie ha ispirato un interessante progetto lanciato nel 2013 a New York con il coinvolgimento dell'Architectural League of New York e del Pen World Voices Festival. 

Alcuni architetti hanno collaborato con varie associazioni di quartiere di Lower Manatthan al fine di progettare piccoli "alloggi" per libri da collocare nelle rispettive zone. In linea con lo spirito del movimento Little Free Library, ai partecipanti è stato chiesto di rendere pubbliche le istruzioni per la costruzione e l'installazione delle librerie, in modo da permettere ad altri di riprodurle in contesti diversi. Tra coloro che hanno preso parte al progetto c'è stato  Seung Tear Lee dello studio di Design Interdisciplinare Stpmj, in cui modello con Mi, Jung e Andrew. Ma nel quartiere Bowery, è smontabile in due pezzi per agevolare il trasporto e l'assemblaggio su pali della luce, segnali stradali e alberi. Un'altra creazione curiosa è stata ideata dallo studio Stereotank, diretto dagli architetti Marcelo Ertorteguy e Sara Valente. A differenza di altre Little Free Library, era era in parte "abitabile", poichè consisteva in una vasca di plastica capovolta montata su una struttura di legno, con fori per permettere agli utenti didare un'occhiata all'interno prima di infilarsi in mezzo ai libri. Infine, una piccola libreria particolarmente ambiziosa, si potrebbe dire "monumentale" è la Story Tower costruita nel 2013 da alcuni studenti di Design dell'università tecnica di riga per fornire alla cittadina di Cesis, in Lettonia, un'alternativa alla biblioteca locale, chiusa per ristrutturazione, i volumi sono allineati nella parte inferiore di un'altra struttura in legno a forma di tenda, il cui tetto è coperto con 2.500 tegole ottenute da imballaggi Tetra Park riciclati, in modo da creare un ambiente protetto all'aria aperta dedicato alla lettura e allo scambio di libri.

giovedì 27 giugno 2024

LAVORI IN LEGNO. Progettazione

 



Dal libro: "Manuale dei lavori in legno". Albert Jackson- David Day- Simon Jennings (Rizzoli)

Forme e concezioni nuove ben difficilmente nascono da sogni e fantasticherie. Se si guarda alla storia basata dalla progettazione dei mobili, per esempio, si scopre che l'evoluzione dei  modelli è stata graduale e parallela alla capacità degli artigiani a affrontare i movimenti inevitabili del legno massello in risposta all'umidità. Si vede come le tecniche si siano modificate in conseguenza dei mutamenti tecnologici e come l'aspetto dei mobili fosse influenzato dal gusto dell'epoca. Ma la velocità dei mutamenti era bassa ,la maggioranza dei falegnami era formata da artigiani invece che da designer in senso moderno. Continuava a produrre oggetti familiari. Quando gli stessi attrezzi, tecniche e materiali dei padri e dei nonni, sapendo esattamente quale sarebbe stato il risultato. Solo i laboratori più alla moda producevano forme innovative per clienti ricchi abbastanza da pagare i costi dell'innovazione, come si dice oggi. Ma le innovazioni dovevavo essere provate e sperimentate prima di andare a far parte del repertorio degli artigiani comuni. Anche i falegnami moderni possono seguire questo esempio mentre acquisiscono le conoscenze base nella progettazione per il legno. Non si vuole certo soffocare l'originalità o scoraggiare lo sviluppo dei talenti creativi, ma sarebbe sciocco ignorare tale ricchezza di esperienza solo per evitare di copiare ciò che è già stato fatto. Prima di tentare nuovi campi, i designer dovrebbero sforzarsi di capire come si comporta il materiale prescelto, valutate come l'oggetto finito deve funzionare e evitare le mistificazioni visuali. 


LA FUNZIONE

E' stato detto moltissimo sulla progettazione in base alla funzione, ma per comprenderne il significato si deve esaminare il concetto da varie angolature. Un blocco compatto di legno può funzionare da sostegno, ma un sostegno ben progettato è qualcosa d'altro. 

Gli sgabelli da bar sorreggono persone sedute come gli sgabelli per mungitura , tuttavia hanno funzioni assolutamente diverse e, di conseguenza, dimensioni diverse. I sedili devono essere leggeri abbastanza da essere portatili o devono, negli edifici pubblici, essere imbullonati al suolo per evitare che si ribaltino, bloccando le vie di fuga in caso d'incendio? Devono avere l'altezza regolabile? Devono piegarsi per l'immagazzinamento? Si rovesciano facilmente quando l'occupante sposta il proprio peso? I designer devono porsi problemi di questo tipo per definire come devono funzionare gli oggetti, quindi fornire soluzioni progettuali basate sule esigenze reali, non su preconcetti. Ma anche allora la soluzione è un compromesso. Le soluzioni eleganti sono quelle che soddisfano il più possibile tutti i problemi, ma raramente sono perfette.


PROGETTAZIONE A SCALA UMANA

La maggior parte degli oggetti di falegnameria, per essere in qualche modo correlata al corpo umano. Come specie differiamo notevolmente in dimensioni, forma, peso: così quando si progetta una sedia per una persona particolare, si deve misurare accuratamente l'anatomia di quella persona prima di essere certi che la sedia sia comoda. Tuttavia l'antropometria (da metà) e l'ergonomia forniscono al designer le dimensioni ottimali per mobili e posti di lavoro adatti a persone di statura e complessione medie. La maggior parte delle persone è ragionevolmente comoda con i mobili basati su tali misure, ma quando si realizza qualcosa per gruppi particolari, quali bambini e anziani, si devono produrre oggetti costruiti appositamente e tagliati sulle esigenze specifiche.


FLESSIBILITA'

Progettare oggetti adattabili ne aumenta l'utilizzazioni. I letti a castello che si trasformano in due letti normali, particolarmente grandi nelle famiglie con bambini, sono un buon esempio di flessibilità incorporata. Le sedie ergonomiche per dattilografi sono progettate per essere comode con utilizzatori con prolunga sono un esempio di compattezza e flessibilità accoppiate. Nelle librerie i ripiani mobili sono più pratici di quelli fissi; nei contenitori i comuni  cassetti, i vassoi scorrevoli e i cestelli forniscono un grado di versatilità  maggiore dei divisori fissi.


ESIGENZE STRUTTURALI

Le strutture in legno possono sopportare pesi considerevoli senza deformazioni  avvertibili, purché progettate per contrastare le tensioni e gli sforzi dovuti all'uso normale. Il telaio delle gambe delle comuni sedie tornite illustra perfettamente il principio. Le quattro gambe sono incastrate nella faccia inferiore del sedile pieno e le traverse orizzontali impediscono alle gambe non solo di piegarsi sotto il peso ma anche di aprirsi. Gli angoli secondo cui sono uniti i vari elementi sono tali che li rinforzano reciprocamente contro gli sforzi di trazione, soprattutto perché su nessun giunto si esercitano mai sforzi diritti. E quando si inclina la sedia sulle gambe posteriori oblique, queste sono disposte nel modo ideale per sopportare il peso aggiuntivo dovuto alla nuova angolazione. La struttura, quindi,è superbamente adatta allo scopo, i ripiani sovraccaricati si inflettono e possono anche rompersi a causa degli sforzi combinati di compressione e trazione. Ma se si taglia una striscia di legno di 5 cm, la si ruota di 90 gradi e la si incolla alla faccia inferiore del ripiano, questo riesce a portare altro peso senza piegarsi.

Gli incastri di mobili e scatole sono particolarmente sensibili alle forze orizzontali, causa di "tormento" della struttura che assume forma di  parallelogramma, tuttavia pannelli rigidi sul retro, pilastri verticali o fazzoletti angolari impediscono i movimenti dei giunti e creano strutture rigide. Plinti incorporati e traverse di rinforzo dei ripiani ottengono lo stesso risultato, mentre rinforzi metallici  in diagonale impediscono la deformazione collegando gli angoli opposti diagonalmente.

venerdì 21 giugno 2024

I SEGRETI DELL'ACRILICO. Imprimitura e sfondi colorati





 Dal libro "I SEGRETI DELL'ACRILICO". Gill Barrow (IL CASTELLO)


L'imprimitura è il legame vitale tra il supporto e il vostro dipinto. Tutte le superfici assorbenti devono essere preparate. Senza questo passaggio, il vostro dipinto affonderà lentamente nella superficie, o semplicemente colerà dalla tela, ma applicando diversi dati preparatori il supposto si modificherà in modo totale da donare il dipinto più corposità e una qualità visibilmente migliore. Fate un bel regalo al vostro dipinto realizzando una buona imprimitura. Allo stesso tempo, potete anche colorare lo sfondo per donare un inizio promettente al vostro lavoro.


BASE AD ASCIUGATURA RAPIDA

Disponibile in qualsiasi negozio di ferramenta, questa base non è altro che un acrilico bianco molto corposo. Si asciuga molto velocemente perciò potete stenderne diversi strati in breve tempo. Questa base viene ben assorbita in tutte le superfici. In caso di superfici rigide, il primo stato dovrebbe essere diluito con un 10% d'acqua per evitare l'assorbimento. Ora create la vostra trama, alternando il verso con cui stendete gli strati e levigando leggermente, se necessario. Meno levigate, più la grana sarà grossa.

Un primo strato di gesso sarà un'ottima preparazione per la tela: a questo seguirà uno strato di base  in asciugatura rapida. Questo è il sistema ideale se volete togliere la tela dal telaio per poi arrotolarla perché, in questo modo, non si creperà. La base ad asciugatura rapida può essere utilizzata in molti modi: riempie e appiana la trama della tela o la grana del legno, unendo saldamente il supporto al dipinto.


GESSO

Il gesso acrilico è una pasta per imprimitura molto densa e malleabile, ideata per riempire buchi della trama sulla  tela.

Usatelo se la tela è grezza o se la normale base ad asciugatura rapida è stata assorbita troppo. Seguite le istruzioni sulla confezione! Inoltre, assicuratevi che si tratti di gesso acrilico. L'altra variante è soltanto fragile gesso acrilico. Potete anche usare il gesso per ottenere una superficie liscia come uno specchio in lavori particolarmente dettagliati, se il vostro dipinto lo richiede. Il gesso conferisce allo stato di preparazione una certa densità e permette alla tela di rimanere ben tirata..


IMPRIMITURA CON MEDIUM GEL

Se state lavorando su uno splendido sfondo naturale, come carta artigianale o lino, sicuramente vorrete prepararlo senza alternarne il colore originale.

Usate dei medium gel diluito con 20% d'acqua e/o con della vernice ad asciugatura rapida per non scurire la superficie. Procedete all'imprimitura della carta artigianale o colorata con dei medium gel o della vernice ad asciugatura rapida per preparare la superficie e preservare il colore.



PREPARAZIONE DI SFONDI COLORATI

Questo è un modo meraviglioso per iniziare un dipinto. Anche se è possibile sovrapporre il colore pura a una base di bianco, il risultato può essere incerto. E' molto meglio stendere uno strato di colore ben mescolato sull'intera tela. Mescolate il colore prescelto con la base bianca ad asciugatura rapida; risulterà uno strato opaco che conferirà al lavoro una base uniforme su cui cominciare. Nel caso vogliate uno sfondo nero, è utile aggiungere il colore della lavagna a base d'acqua ad asciugatura rapida. Ridurrà il potere d'assorbimento degli strati di preparazione e il colore si distribuirà più fluidamente .


SFONDI MULTICOLORE

Per uno sfondo colorato, di solito, si sceglie un marrone o un grigio neutro, ma per un risultato migliore, provate a lavorare su uno multicolore. Qui l'artista ha lavorato su una base di blu e di viola.


PREPARAZIONE

Se vi sembra che il colore venga come risucchiato o affondi nella superficie sottostante, vuol dire che il vostro supporto non è stato preparato a dovere per accoglierlo. Se è troppo tardi per aggiungere una base, stendete uno strato di vernice ad asciugatura rapida per risolvere il problema.


LAVORARE SU UNO SFONDO COLORATO

Per realizzare il paesaggio che vedete sotto, l'artista è partito da uno sfondo nero e lo ha schiarito man mano con delle pennellate spezzate. L'artista sfrutta il contrasto dei colori sottostanti e lo sfondo nero steso in maniera misurata per donare profondità e nitidezza all'immagine. In lontananza, un villaggio comunica la presenza umana e costituisce un punto focale, mentre il cielo luminoso descrive realisticamente l'atmosfera delle prime ore del mattino.


1) L'artistica prepara lo sfondo stendendo due strati di  bianco, due di acrilico lavagna e fissa il tutto con uno strato di vernice. Poi, disegna grossolanamente la scena con del gesso che si presta facilmente a eventuali correzioni. Il cielo viene abbozzato con una prima mano.


2) Al cielo viene applicato un denso o corposo strato di bianco trasparente con il pennello patto: poi viene rapidamente aggiunto a un sottile strato di blu ceruleo con pennellate dall'alto verso il basso. L'orizzonte rimane bianco. Una volta asciugato, al cielo vengono aggiunte delicatamente delle nuvole di bianco trasparente e bianco di titanio con la punta delle dita.


3) Le zone esposte del terreno sono state realizzato con pennellate spezzate alternando rosso ossido e giallo ocra. Chiazze di prato vengono aggiunte approssimativamente con del verde ossido di cromo.

Sopra questa base brillante, si aggiungono al prato dei piccoli, ritmici tratti di giallo-verde e diluente con un pennellino da ritocco.



DIPINGERE IL CIELO

In un dipinto come questo, il cielo determina l'atmosfera e i livelli di luminosità dell'intero lavoro, quindi tenete presenti questi aspetti fin dall'inizio. E' molto più semplice dipingere il cielo come elemento unico, "muro su muro", così da ottenere facilmente le sfumature e la forma delle nuvole. Quindi, anche quando lavorate dal primo piano allo sfondo, come in questo caso, dipingete comunque prima il cielo e le nuvole sullo sfondo.