giovedì 28 agosto 2025

Decorazioni per la casa

 Dal Libro: "Ci vuole un libro". Clare Youngs (TERRE DI MEZZO)








IN ORDINE DALL'ALTO VERSO IL BASSO

1) Mele e Pere

2) Carciofi di carta

3) Casette di carta

4) Forme scultoree


giovedì 7 agosto 2025

Viaggiare in bicicletta in Europa

 Dal libro :"Viaggi leggendari in bicicletta in Europa"










In ordine dall'alto verso il basso:

1) Laghi del Meclemburgo (Germania)

2) South Downs way (Gran Bretagna)

3) Styrkeproven (Norvegia)

4) Col du Parpaillon (Francia)

lunedì 28 luglio 2025

Gli alberi più spettacolari del mondo

 Dal libro "Viaggio tra gli alberi più spettacolari del mondo"













In ordine dell'alto verso il basso:

1) Gelso nero.

2) Rododendro arboreo

3) Baniano indiano.

4) Larice







sabato 12 luglio 2025

CITTA' EUROPEE DA SCOPRIRE. Ludlow (Inghilterra)

 Dal libro "Europa città da scoprire" (Touring club italiano)














 


In ordine dall'alto verso il basso:

1) Torre campanata di St. Laurence

2) The feathers (1603)

3) Castello

4) Finestra della facciata di St Laurance


giovedì 26 giugno 2025

Piante Cactacee e Crassulacee

 Da "Piante grasse" (Rusconi libri)











In ordine dall'alto verso il basso

1)  Gymnocalycium mihanovichi

2) Opuntia basilaris

3) Rebutta minuscola

4) Aednium

5) Sedum

6) Crassula

mercoledì 11 giugno 2025

Bamberga (Germania)

 













Dal libro "Touring club italiano"

In ordine dall'alto verso il basso:

1) Vecchio municipio.

2) Duomo e fiume Regnitz.

3) Vecchio municipio e affreschi illusionistici.

4) Neue Residenz.



martedì 27 maggio 2025

Robots

 





 














Dal libro "ROBOTS" (Taschen)

In ordine dall'alto verso il basso:


1) Astronuat, Daiya.

2) Nonstop robot, Masudaya.

3) Zoomer the robot (Nomuna).

4) Robot Yone Zawa.

5) Supe bike, Bandai

6) Modern robot, Yoshiya

7) Thunder Robot, Asakuja

8) Robot, Masu Daya

9) Atomic, robot man

10) Smoking, robot

martedì 6 maggio 2025

Piante e foglie

 Dal libro "ALBERI", Paul Smith (Rizzoli)

A livello riproduttivo, la sfida più grande per un albero è capire come far si che i piccoli lasciano la casa natia. Il fatto di essere radicati nel terreno implica che l'albero madre deve trovare modi creativi affinché la prole possa spostarsi il più lontano possibile, trovare il proprio posto e prosperare. 

                                               Kapo


                                    Palma del viaggiatore


Spesso le foglie degli alberi sono per noi solo una sfumatura di verde, su cui non ci soffermiamo, che notiamo appena: fanno da sfondo piacevole e rassicurante alla campagna o sono macchie indistinte sulla punta di rami marroni nei disegni di un bambino. Alcune sono splendide in autunno e poi ritornano uguali a se stesse la primavera successiva. E' un peccato non dedicare loro più attenzione, perché le foglie sono straordinarie: ci nutrono, ci forniscono l'ossigeno, ci curano, ci offrono riparo e ci ispirano.


                                       Foglie di palma



                                               Fior di loto




                                         Acacia Erubescens




                                    Ocotillo del Madadascar

giovedì 24 aprile 2025

Porvoo e Hameenlinna (Finlandia)

 



Dal libro "Finlandia" (Morellini)

Porvoo ha l'atmosfera di uno dei borghi più pittoreschi e antichi della Finlandia. Con le sue casette rosse in legno, affacciate sull'omonimo fiume, è il luogo perfetto per immergersi nelle antiche tradizioni della Finlandia. E' gradevole in ogni stagione: in estate, grazie allo splendore della vegetazione circostante, mentre in inverno si dipinge di bianco e, nel periodo di Natale, si può respirare una delle migliori atmosfere natalizie del paese.

A inizio febbraio, invece, generalmente il secondo weekend del mese, la cittadina si illumina grazie al Porvoo Valot, la festa delle luci. Le viuzze del centro antico di Porvoo sono un susseguirsi di botteghe artigiane, negozietti, bar e ristoranti, ed essa, a solo 50 km da Helsinki, ed essa, a solo 50 km da Helsinki, è una vera chicca da visitare in giornata o con un po' più di tempo fermandosi a goderne l'atmosfera. E' il secondo borgo più antico della Finlandia dopo la città di Turku. Le funzioni amministrative e i poteri propri di una municipalità le furono attribuiti in occasione della visita del re svedese Magnus Eriksson nel lontano 1346: fu allora che la città prese il nome di Borgià castello del fiume, per la presenza del castello sulla collina di fronte.

Sull'altra collina, in posizione elevata rispetto al borgo, venne eretta la cattedrale della città. A Parvoo si è decisa la storia della Finlandia: finito il dominio svedese e terminata la guerra del 1808-1809, che portò all'annessione da parte della Russia sotto forma di gran Ducato autonomo, lo Zar Alexander I nel 1809 convocò la dieta di Porvoo che garantì l'autonomia e gettò le prime basi dell'indipendenza.


COME ARRIVARE

Porvoo si trova lungo l'autostrada 7-E18 ed è facilmente raggiungibile in auto o in bus, mentre non è servita dal treno. E' ideale per una gita in giornata da Helsinki. I bus per Porvoo partono principalmente dalla stazione di Kamppi e arrivano alla piazza del mercato di Porvoo davanti al centro commerciale Kauppa-keskus Lundi, in Lundinkatu.


HAMMENLINNA

Hameenlinna è una gradevole cittadina più o meno a metà strada tra Helsinki e Tampere. E' perfetta per una gita in giornata in entrambe le città. E' stata fondata nel 1639. L'importanza storica risalita immediatamente grazie all'imponente castello cittadino di Hame, da cui la città stessa prende il nome. Due sono i centri focali: il castello, a nord del centro, e Kauppatori, la piazza del mercato. Kauppatori racchiude i palazzi più importanti: qui si trova la chiesa risalente al 1798 ad opera dell'architetto francese Louis Sean Desprez (1743-1804) ,con di fronte una fontana dedicata al poeta Paavo Casandel (1846-1913). Sempre nella piazza spicca anche Raatihuone, il municipio in stile neorinascimentale, e sono ospitati dei ristoranti e alcune rinomate pasticcerie oltre agli eventi estivi.

In centro si trova la casa natale del famoso compositore Jean Sibelius (1865-1951) ,il Taidmuspo, museo d'arte, conserva le opere del museo della città di Viiduri, oggi Vyburg, portata via ai finlandesi dai russi nel 1940.

Andando verso nord, nei dintorni del castello si trovano due must see della città: uno dei più grossi musei militari finlandesi e Vankila, l'ex prigione distrettuale. Il primo è davvero imperdibile per gli appassionati di vicende militari e la seconda fa parte del museo Nazionale finlandese.

Hameenlinna è lambita dal lago Varajavesi che porta alla riserva naturale di Aulanko, con il consueto connubio tra realtà urbana e natura tipico della Finlandia, non lontano da Hameenlinna si può apprezzare la grande tradizione di Littaja, con il centro industriale e artistico della grande casa di design delle ceramiche.

venerdì 11 aprile 2025

La legna che non scalda

 




Dal libro: "Norwegian woods"- Lars Mytting (Utet)

Una ricerca del Sintet di Trondheim ha dimostrato che in linea di principio, la legna non è mai "troppo secca" perché la benché minima quantità di umidità riduce la resa termica. Per contro la stessa ricerca ha evidenziato un fenomeno al quale probabilmente risale questa credenza rurale, e che può verificarsi quando si alimenta la stufa ad abete rosso o altri legni, soprattutto se trovati sottili.

Se questa legna viene caricata in grande quantità in una stufa rovente, con molta brace e registra dell'aria chiuso, salterà la fase dell'evaporazione e comincerà direttamente a sprigionare gas. E quest'emissione è così veloce che certe vecchie stufe non sono in grado di fornire l'ossigeno necessario per bruciare i gas, che quindi vengono risucchiati dalla canna fumaria e restano incombusti. I gas costituiscono metà dell'energia contenuta nel legno, così l'unico calore che si riesce a sfruttare è quello dato dalla combustione per carbone.

Il resto va in forno, letteralmente, dimezzando il potere calorifero della legna. Perciò in credenza, non è del tutto falsa se la legna fosse più umida, i gas ne uscirebbero più lentamente e avrebbero il tempo di bruciare. Però la vera colpevole non è l'umidità, bensì l'apporto di ossigeno nella stufa e la brevità del tempo di combustione. E difatti, nelle stufe a combustione pulita, costruite appositamente per bruciare anche i fumi, il problema è presente molto di rado. Inoltre, questo fenomeno può verificarsi quando il fuoco avvampa troppo, e una ricerca condotta dalla ditta Jotul dimostra che una combustione più intensa di quanto la stufa non sia in grado di reggere ne diminuisce l'efficienza, proprio perché i gas non hanno il tempo di bruciare. Tant'è vero che nei manuali d'istruzioni della Jotul sta scritto:

"Un fuoco intenso spinge molta energia termica nella canna fumaria sotto forma di fumi caldi".


L'ARTE DI VUOTARE LA CENERE

Per lo svuotamento delle ceneri vale la stessa regola degli amori passati: "Brace vecchia può ancora far rogo", dice un proverbio norvegese. Perciò bisogna sempre usare un secchio di metallo. Se la stufa non è provvista dell'apposito cassetto, bisogna stendere sul fondo uno strato di sabbia grossa, in modo da proteggere la plasma inferiore dal surriscaldamento, che potrebbe incrinarla. In questi casi, si spazza via la cenere fino a lasciare scoperto questo strato.

In assenza di sabbia, si può lasciare sul fondo qualche centimetro di cenere, a mo' di tappeto protettivo. La cenere stessa è una risorsa preziosa se proviene da alberi cresciuti su terreni non inquinati, sarà un ottimo fertilizzante, inoltre si può farla bollire per ricavare potassa, lisciva e sapone. Ma pulire la stufa con un normale aspirapolvere. La cenere è finissima, lo distruggerebbe. E non solo quasi tutti i modelli di aspirapolvere: la cenere è finissima, lo distruggerebbe. E non solo quasi tutti i modelli di aspirapolvere sono fatti di plastica, e se non in mezzo alla cenere c'è anche un pezzetto di brace ancora  accesa, il flusso d'aria la alimenterà via via che la trascina nel sacco con grossi rischi d'incendio.

Perciò è da preferirsi un aspira cenere in metallo con un apposito filtro. A parte questo, non occorre molta altra attrezzatura: bastano una paletta per la cenere, una spaziosa ignifuga e un tirabaci, che se sono di buona qualità dureranno per una vita intera. Se si ha una stufa di grandi dimensioni (o un caminetto) può essere utile una coppa di alari su cui posare i ciocchi per ottenere una migliore circolazione d'aria da sotto.


giovedì 27 marzo 2025

Aarhus (Danimarca)

 





Dal libro: "Danimarca" (Lonely Planet)

La seconda città della Danimarca ha tutto per piacere ai viaggiatori: ottimi ristoranti e bei negozi, un ricco calendario di festività e mostre d'arte, assieme ad alcune attrattive di primo ordine, il tutto concentrato in un'area compatta e percorribile a piedi. Il soprannome di Aarhus peraltro è "smiles by" (città dei sorrisi) uno slogan coniato negli anni 30' del secolo scorso che poi le rimasta appiccicato addosso, non ha nulla a che vedere con gli indici di felicità, sebbene, Aarhus si collochi nella parte alta di quel genere di classifiche. Ma restando in città per un pò si colgono il dinamismo, la creatività e lo spirito alternativo della sua popolazione giovane (1 abitante su 5 è studente) vichingo di Aros (lungo la foce del fiume) sorse la città che durante il Medioevo fu contesa tra stati e tribù rivali. A partire dal XVI secolo, sopraggiunta una certa stabilità, Aarhus fiorì come centro commerciale, artistico e religioso.


L'ARCOBALENO SOPRA AARHUS

L'Aros Aarhus Kunstmuseum è il fiore dell'occhiello della città. L'originale edificio in mattoni rossi è coronato da una galleria circolare chiamata "Your rainbow panorama, opera dell'artista danese-islandese Olafur Ellasson. Si tratta di un tunnel di vetro colorato lungo 150 metri che permette di ammirare il panorama urbano attraverso i colori dell'arcobaleno. La collezione distribuita su nove piani grazie dell'età dell'oro della pittura danese di modernismo e all'arte contemporanra. L'artista australiano Ron Mueck è l'autore di Boy, scultura iperealista alta 5 metri, raffigurante un ragazzino accovacciato.

All'epoca del nostro ultimo viaggio era in costruzione la nuova ala sotterranea chiamata The Next Level, ideata per accogliere enormi installazioni dell'artista americano James Turrell. Per la visita al museo calcolate almeno mezza giornata, tenendo presente che nei giorni feriali l'Aros rimane aperto fino alle 21.


SPAZI PUBBLICI DA COPIARE

Aarhus vanta una serie di meravigliosi spazi pubblici progettati con l'ingegno del design danese Godsbanen, immediatamente a est dell'Aros, è il polo della cultura alternativa cittadina ricavato dall'ex scalo ferroviario, con palcoscenici per concerti e spettacoli teatrali, laboratori, spazi di ritrovo e caffè. Sul lungomare riqualificato di Aarhus Dokk1 ospita la più grande biblioteca della Scandinavia, assieme ad accoglienti angoli di lettura , aree gioco al'aperto per i bambini, un caffè e uno sportello informativo per i turisti.

Interamente rivestito di marmo grigio, il Municipio, Aarhus Radhus, fu coprogettato dal celebre architetto e designer Arne Jacobsen, uno dei padri del modernismo danese. L'edificio fu completato nel 1942: in origine era privo di torre dell'orologio e furono i cittadini di Aarhus a insistere perchè fosse aggiunta. Merita dare un'occhiata all'interno per ammirare le linee pulite, i pavimenti in parquet e gli ascensori vintage, oppure per iscriversi a una delle visite guidate settimanali organizzate da Aarhus Guiderne.


giovedì 13 marzo 2025

Scala a libretto 1 e 2


 

Dal libro: "ATMOSFERE IN VERDE", Satoshi Kawamoto (Logos)

Bianco beige e grigio nelle loro varie gradazioni evocano l'amore per la cultura.

Consiglio questo tipo di abbinamento in particolare agli amanti dei tessuti naturali come il lino o il cotone biologico. Se usate tipi particolari di piante come ad esempio quelle con foglie variegate o puntellate, oppure piante pendule ricadente, probabilmente non ci sarà neppure bisogno di fiori per far risaltare la bellezza della composizione.

Mescolando semplicemente bianco, beige e verde riuscirete a trasmettere un senso di coerenza. Tenete presente che per creare le varie gradazioni di colore potete utilizzare anche uno specchio la cui cornice è stata ricavata da una vecchia piastrella verde menta.

Agli amanti delle composizioni più "graziose" e delicate suggerisco, per variare l'impatto visivo, di aggiungere piante dalle foglie color verde lime o dalla screziatura biancastra.

Per un'atmosfera più intensa e rilassata, optate invece per piante dalle foglie verde intenso, in grado di catturare l'attenzione.


SCALA A LIBRETTO 2




Un accostamento di gradazioni pop ottenuto con piante originali veicola tutta una concezione del mondo.

Il secondo modello che propongo, al contrario del primo, prevede l'uso di vasi dai colori più vivaci e giova con diverse tonalità. In un interno dai colori semplici, questo abbinamento aggiunge una nota di maggior intensità. Si possono abbinare piante di colore verde scuro o con tratti marroni per trasmettere un'atmosfera vintage allo spazio circostante. Come già detto in precedenza, l'uso di piante chiare e luminose crea un effetto più "grazioso", mentre piante grasse o della famiglia delle Bromeliace (piante aeree) trasmettono un senso di singolarità e originalità.

Il testo fa più volte la distinzione tra composizioni Kakkoii ovvero virilmente belle e kawai ovvero di una bellezza più infantile, simile al concetto di grazioso.

mercoledì 26 febbraio 2025

Ribe (Danimarca)

 



Dal libro:" Europa città da scoprire" (Touring Club Italiano)

Tortuose stradine in acciottolato, molti edifici catalogati come monumenti storici, un'atmosfera di fatata suggestione, ma anche una dinamica vita commerciale a feste vichinghe ben ricreate. Ribe piccola perla medievale nel sud dello Jylland dimostra come il tempo possa essere clemente con i movimenti senza rendere sonnolente la vita civile.


LA CITTA' DELLE CICOGNE

Appena fuori dal centro, lo scenario rivela altri incanti una distesa pianeggiante solcata dalle maree, dove si può visitare la più ricca riserva mitologica del paese, tra le più grandi in Europa. Ma anche il centro cittadino ha il suo tempio naturalistico: nel punto più alto del municipio si trova un grande nido dove ogni anno intorno ai primi di aprile, approda una coppia di cicogne. Ambiente, tradizioni e cultura dell'accoglienza, tre ingredienti perfettamente assortiti in una cittadina serenamente consapevole del proprio passato, simboleggiato dalla guardia notturna che ogni sera, in abiti ottocenteschi e cantando anche canzoni, compie il percorso di ronda. Difficile pensare solo a un'attrazione per turisti.


ITINERARIO DI VISITA

Il centro storico di questa antica città danese è molto ben conservato e al momento 110 dei suoi edifici sono tutelati come patrimonio nazionale. Cuore della città medioevale è Torvet, la piazza dominata al centro dalla Domkirke. Questa grande cattedrale romanica rivale al XII secolo, ma fin dall'inizio più volte ampliata e modificata: la facciata ha un portale romanico sovrastato da un rosone ottagonale ed è fiancheggiata a destra del campanile, l'unico superstite dei due originali: l'altro crollò infatti la notte di Natale del 1288, provocando molte vittime.

Al suo posto fu completata nel 1333 una torre gotica in mattoni borgertamet, che dall'alto dei suoi 52 metri offre una bella vista sui tetti di Ribe. Nel transetto a sud risulta il portale in bronzo opera di Anne Marie Carl-Nielsen, realizzato Agli inizi del Novecento e sovrastato da una scultura medievale in granito raffigurante la deposizione. A sinistra nella porta un'altra statua ritrae lo scrittore danese Hans Adolf Bromson (1694-1764) , che fu vescovo di Ribe a partire dal 1741, mentre la scultura in piedi di Maria Tarnet, il campanile, raffigurava Hans Tausen (1464-1561), protagonista della Riforma in Danimarca e vescovo della città dal 1541. Unica in tutto il Paese, la cattedrale ha un interno diviso in cinque navate e, nel transetto e nell'abside, le sue sezioni più antiche.

Interno al 1900 un'accurata opera di restauro sottrasse l'edificio a secoli di incuria, conferendogli l'aspetto attuale. A questo periodo opera di un artigiano locale: intagliati a mano, sono uno diverso dall'altro. Furono realizzati invece in età medioevale gli stalli del coro ai due lati dell'altare sono ancora visibili gli affreschi, o ciò che rimane di essi in seguito all'inondazione del 1634, che provocò seri danni alla cattedrale. E' stata inoltre fedelmente ricostruita a grandezza naturale una sezione dell'altro mercato cittadino, che portano così i visitatori indietro fino al IX secolo, quando Ribe era un'importante centro commerciale.

Poco distante merita di essere visitato anche il Ribe Kunstmuseum, le cui collezioni seguono lo sviluppo dell'arte danese dal 1754 alla metà del XX secolo.


DINTORNI

Quando c'è la bassa marea, i 15 km che separano Ribe dall'isola di Mando possono essere percorsi anche a bordo di uno speciale autobus fuoristrada. L'isola è una meta turistica con spiagge sabbiose e dune, dove stazionano molte specie di uccelli e con un po' di fortuna si possono vedere anche le foche. Da visitare la chiesa, risalente al 1727, Mandohuset, una casa del XVII secolo trasformata in museo, e il mulino nella zona nord del paese, datato 1832. A nord-ovest si visita anche Fano, un'altra isola meta anch'essa del turismo balneare per le vaste spiagge di sabbia con dune. Nordby nè è il capoluogo, un villaggio di pescatori con una chiesa del 1786 nel suggestivo borgo di Sonderho, nella zona meridionale dell'isola, si vista il Fano Kunstmuseum, dove sono esposti soprattutto lavori di artisti danesi, tedeschi e norvegesi che hanno soggiornato sull'isola.

lunedì 10 febbraio 2025

STORIA DEI VIDEOGAMES. PAC-MAN (1980)

 



Dal libro "LA STORIA DEI VIDEOGAMES IN 64 OGGETTI" (Harper Collins Italia) 


Nel suo libro "lasciateli giocare", lo psicologo Peter Gray nota che i giovani mammiferi di quasi tutte le specie adorano i giochi di inseguimenti.

Una giovane labrador si fa inseguire da suo fratello e poi lo insegue a sua olta, proprio come una piccola umana strilla di gioia quando suo padre la insegue per il corridoio. Il gioco del "ce l'hai" è un punto fermo di tutti i parchi giochi del mondo, cosi come 80.000 appassionati di football americano ruggiscono all'unisono pregustando lo sprint di un difensore verso un quarterback in volata. "Negli incubi e nella vita reale, niente è più terrificante di essere inseriti da un predatore o un mostro scrive Gray, ma nei giochi, niente è più delizioso". Non sorprende che alcuni dei primi e più popolari videogames fossero incentrati sull'inseguimento per più di quarant'anni, i giochi elettronici hanno dato l'opportunità di sfogare questo istinto in inseguimenti virtuali, e nessun gioco lo inquadra meglio del Pac-Man.

Secondo la leggenda, il gioco arcadie più venduto di tutti i tempi iniziò con una pizza, quando il 24enne Toru Iwatani ne tolse uno spicchio e rimase folgorato dalla parte restante, a forma di bocca. A quei tempi, nel 1978, Iwatani lavorava per la multinazionale giapponese Namco, leader nella produzione di titoli da saòa giochi. 

Fondata nel 1955, Namco inizialmente gestiva giostre sul tetto di un grande magazzino nella città di Yokohama, in Giappone, prima di concentrarsi sull'intrattenimento a gettoni. Nel 1975 la società faticava a guadagnare, e fece un ultimo tentativo disperato per rivitalizzare i suoi affari comprando la divisione nipponica di Atari per 500.000 dollari, ottenendo così l'esclusiva della distribuzione di giochi Atari in Giappone. Con un flusso di cassa stabile. Namco poté finalmente concentrarsi sui propri giochi e lanciò titoli che ebbero un riscontro modesto come Gee Bee (1978) e Galaxian (1979). Ma stava ancora cercando quell'elusiva idea per un successore, osservando la sua peculiare pizza a forma di bocca, Iwatani pensò all'espressione gergale onomatopeica giapponese "pakkù", usata per descrivere il suono che fa una bocca aprendosi e chiudendosi ripetutamente. E se un semplice gioco arcade, ragionò, si basasse sul mangiare?

Fino ad allora, la maggior parte degli Arcade di successo implicava distruggere cose, tipo alieni e asteroidi, usando delle armi. "Nei tardi anni 70', nelle sale giochi c'erano un sacco di videogame che rappresentavano l'uccisione di alieni o di altri nemici, rivolti soprattutto ai ragazzi maschi". Spiegava Iwatani in un'intervista con la rivista Time nel 2015 "la gigante pensava alle sale giochi come a posti poco illuminati e bagni sporchi". Se è vero che un buon numero di donne certamente amava giocare a Space Invaders, lo stereotipo delle sale giochi come club maschili sudici e chiassosi non era del tutto rifondato.

Iwatani voleva creare un gioco che potesse essere apprezzato da tutti e attrarre più giocatrici. Il progetto originale di Iwatani faceva riferimento a una pizza animata che correva in un labirinto mangiando tutto ciò che incontrava. Per via di imitazioni tecnologiche, il suo team si era assestato in un cerchio di tinta unta giallo con bocca che masticava, battezzato Puckman dalla parola giapponese "pakku" "masticare" (quando il gioco fu introdotto sul mercato americano il nome fu cambiato in Pac-Man, il distributore giapponese Midway previde che dei vandali non troppo spiritosi avrebbero facilmente corretto a "p" Puckman in una f...). Come in tutti i grandi giochi arcadie, l'obiettivo era semplice: i giocatori usavano un joystic per guidare Pac-Man attraverso un labirinto, facendogli mangiare pallini ed evitare quattro nemici fantasmi: Blinky, Finky, Inky e Clyde Q(chiamati originariamente Akabei, Pinky, Aosuke e Guzuta in Giappine) ,ciascuno coi suoi punti di forza e le sue debolezze.Diversamente da Space Invaders, dove un'ondata monolitica di alieni calava lentamente e prevedibilmente verso il giocatore, i fantasmini di Pac-Man partivano all'inseguimento con movimenti apparentemente casuali, aumentando così la natura frenetica del gioco. Se un fantasma toccava Pac-Man aveva mangiato tutti i pallini, il gioco ricominciava con un livello più difficile.

Come in Space Invaders e prima ancora in Asteroids, non c'era un limite di tempo in Pac-Man: si continuava a giocare fino all'esaurimento delle vite, e più si andava avanti, più il gioco diventava difficile. Questa curva di difficoltà era di complemento al senso si "inseguimento" che rendeva il gameplay così febbrile e divertente. Pac-Man però introdusse anche una caratteristica originale che ribaltava la dinamica della caccia: se un giocatore mangiava uno di quattro pallini speciali più grandi, i fantasmini diventavano blu per alcuni secondi e Pac-Man poteva mangiarli. Per un breve tempo, i cacciatori diventavano prede.

Dopo più di un anno di sviluppo (un'eternità per un videogame da sala giochi a quei tempi), Nanco lanciò Pac-Man sul mercato giapponese. Il gioco fece vendite modeste, e Space Invaders di Taito restò sul trono: molte sale giochi erano state costruite solamente per ospitare cabinati di Space Invaders e gli operatori non erano ancora pronti a mollare la loro galline dalle uova d'oro. Per giunta, le vendite di Pac-Man erano cannibalizzate dal successo del gioco Namco Galaxian, uscito circa nello stesso periodo, che era stato progettato per competere con Space Invaders. Imperterrita, la Namco gettò lo sguardo verso gli Stati Uniti e fece squadra con il distributore Midway per produrre una versione di Pac-Man per il mercato americano. Midway apportò parecchi cambiamenti: cambiò il nome "Puckman" in "Pack-Man" ,aggiustò le illustrazioni del cabinato cambiando lo schema colori da bianco a giallo e donando a Pac-Man piedi e occhi, e aumentò lievemente il livello di difficoltà.

In un ambiente di sale giochi sature di sparatutto con gli alieni, di giochi sportivi Atari e dei rispettivi cloni, il pubblico americano non aspettava altro che una ventata di freschezza.

Iwatani ci aveva visto giusto: un nuovo pubblico di giocatrici e giocatori avrebbe speso volentieri le sue monetine, se solo le aziende avessero smesso di arruffianarsi soltanto i giovani maschi. Nell'ottobre del 1980, quando Midway lanciò Pac-Man in America, iniziò ufficialmente la Pacmania. Pac-Man superò con spasso spedito Asteroids di Atari diventando i best seller delle sale giochi, con un ricavo di oltre un miliardo in monete da un quarto di dollaro in meno di un anno. All'intensificarsi dell'ossessione americana per Pac-Man, il pigro mercato mondiale finalmente tolse i freni nel giro di diciotto mesi dalla sua uscita, furono venduti oltre 350.000 cabinati, e col 1982 si superarono i 400.000.

Forse la principale ragione di un tale successo era l'attrattiva che il gioco esercitava verso "l'altra metà" della popolazione. Le statistiche dipingono un quadro sensazionale: secondo uno studio, mentre il 95% di chi giocava a Defender, sparatutto a scorrimento del 1981, uscito per Williams Eletronics, dove bisogna sconfiggere ondate di alieni, erano maschi, il 60% di chi giocava a Pac-Man erano femmine. Pac-Man fu anche il primo gioco a generare un merchandising frenetico che si espanse ben oltre i confini della sala giochi. Pong poteva essere stato un gioco rivoluzionario, ma nessuna ditta produsse delle racchette da ping-pong col marchio di Pong. Gli alieni di Space Invaders non avevano personalità uniche o nomi come Blinky, Pinky, Inky e Clyde. La nave a forma di cuneo in Asteroids non era un adorabile personaggio fumettoso con un appetito insaziabile. Pac-Man divenne il primo gioco con un nome universalmente riconosciuto, anche da persone che non avevano mai messo piede in una sala giochi. A metà degli anni 80', l'ingurgita pallini più amato al mondo era stampato sui cestini per la merenda, sulle magliette, sulle scatole di cereali e di patta e su ogni possibile oggetto di plastica che i produttori di giocattoli potessero immaginare. Il cartone animato per la Tv Pac-Man prodotto da Hanna-Barbera andò in onda dal 1982 al 1983. I costumi da Pac-Man coi suoi iconici inseguitori arancione, rosso, rosa e blu erano abitualmente tra i più popolari a Halloween.

Pac-Man è stato il primo gioco a liberarsi davvero dai vincoli culturali della sala giochi. Un videogame non doveva per forza essere spigoloso o violento o contenere alieni per avere successo. Né doveva dipendere dalle paghette settimanali di ragazzini tredicenni per avere un seguito. Con una squadra di mascotte composta da un omino a forma di pizza senza uno spicchio e quattro goffi fantasmini, l'ambiziosa industria videoludica si sedette finalmente al posto di guida della cultura pop americana.

giovedì 23 gennaio 2025

ISLANDA.Reykjavik e dintorni

 



Dal libro:"Islanda"  (Le guide Routard)

Eccovi nella capitale più settentrionale del mondo, poco più a nord dal 64esimo parallelo. Se si contano anche i comuni periferici Chafnarfjordur, Kopavogur e Mosfellbaer, l'aggiornerato di Reykjavik concentra più del 60% della popolazione islandese e attira in continuazione una popolazione rurale in cerca di lavoro. In ogni caso, vi accorgerete presto che Reykjavik non ha proprio niente a che vedere con il caos infernale delle capitali cui siamo abituati.Sarete colpiti senz'altro dalla mancanza di omogeneità che caratterizza la città. Case lontane le une dalle altre, edifici moderni in tutte le forme e colori, magazzini abbandonati,una pianimetria delle strade a dir poco bizzarra, grandi spazi vuoti, come in attesa che vi costruiscano qualcosa. In effetti, Reykjavik dà l'impressione di non essere ancora finita. Bisogna precisare che prima del Novecento non era altro che un villaggio e che, in seguito, lo sviluppo è stato molto veloce, in ogni caso con le sue vie, costeggiate da casette di lamiera dai letti colorati, e il suo lago popolato da anatre, appare così tranquilla che si fa fatica a immaginare di essere una capitale. Tuttavia, nella città ci sono notevoli tesori culturali, soprattutto di Arte Contemporanea.

Vale la pena anche sperimentare la vita notturna durante il fine settimana chi ama la musica dal vivo non dovrà fare altro che il giro dei bar per capire che cosa succede nel Paese. Insomma, Reykjavik , è una cittadina simpatica e subito familiare, dove passare due o tre giorni senza annoiarsi.


UN PO' DI STORIA

Reykjavik, che significa "baia fumante" fu cosi battezzata nell'874, dal primo colono islandese ,Ingolfur Arnanson, alla vista degli imponenti pennacchi di vapore provenienti dalle sorgenti calde circostanti. Tra l'altro ,la capitale, si approvigiona ancora oggi di acqua calda da una centrale che capta quella del sottosuolo.Nel 1786, il re Cristiano VII di Danimarca concesse a Reykjavik le patenti municipali, fu così che la  minuscola colonia, che contava meno di 200 abitanti, divenne la capitale del Paese.


IN CENTRO 

Passeggiata tra il lago e il posto: le aree lungo il mare, nei pressi del porto, sono state progressivamente riqualificate e alcuni pannelli esplicativi illustrano la storia del quartiere. Lungo il mare, lo sguardo è immancabilmente attirato dai bagliori dell'Harpa, il nuovo palazzo dell'opera  e dei cingressi, la cui facciata si deve all'artista danese di origine islandese Olafur Eliasson tra il porto e il lago si estende un quartiere semipedonale abbastanza animato, con negozi, ristoranti e case in legno, pietra o lamiera ondulata, il quartiere è stato salvato dai suoi abitanti, fedeli al fascino del passato. Adhalstraet è la più antica via di Reykjavik. La casa più vecchia della capitale, invece, si trova al N.10. Piazza Asturvollur, con la cattedrale Domkrkjan e l'Alping, il Parlamento, in Voriarstraeti, è il centro storico della città. Una volta in riva al lago, non dimenticatevi di dare un'occhiata all'immensa carta dell'Islanda in rilievo che si trova nel seminterrato del municipio, un'edificio contemporaneo di cemento e vetro. Il plastico è esposto in una sala con vetrata e fior d'acqua, con vista sulle anatre che svolazzano sul grande lago.


NEI DINTORNI

ISOLA DI VIDEY, questa isoletta di soli 1,6 km, abitata per la prima volta nel X secolo, si trova a meno di 1 km dalla costa, a est del centro. Vi si può fare una bella passeggiata, visitare la seconda chiesa, costruita in Islanda (1774) e la fattoria in pietra più antica, che ospita un ristorante.

PROSEGUIRE A CAVALLO: con Laxnes Horse Farm, vicino Gljufrasteinn.